Compagni, relax!

Questa cosa ce l’avevo da un po’ incastrata in gola. Enjoy.

Noi di sinistra siamo tendenzialmente proni a spaccare il capello in dodici, abituati a problematizzare, a riflettere (presente le riunioni di sezione di dodici ore sugli addobbi per la festa del 25 aprile nella sezione di Monculi-sopra-Empoli, frazione ri Ripafratta?). E va benissimo, è il nostro bello (anche se un po’ di pragmaticità non guasterebbe, soprattutto perché i bei principi, senza farli diventare azioni, rimangono appesi come addobbi dopo il 6 gennaio**).
Però ci sono alcuni tipi che portano l’arte dello smaronamento a livello di campionato olimpionico. Eccovene una simpatica galleria:
1. Il murista: quello che ragiona ancora come se Putin fosse Lenin, che ‘tutti ce l’hanno contro la Russia, vera patria del Comunismo’ e che non si sono accorti che dal 1989 viene molto più difficile dividere il mondo tra buoni di qua (russi e filorossi) e cattivi di là (ammerikkani);
2. il moralizzatore: forse la specie più folkloristica. Quell* che si erge a Comitato centrale supremo sulla moralità. Per intendersi, è quell* che controlla ogni parola, ogni post su FB, ogni tweet. Quello che ‘la doccia è di sinistra, la vasca è di destra, se puzzi sei qualunquista e comunque se ti fai il bagno con te non ci parlo più perché sei un criptofascista.’
3. il relativista:quello che bisogna vedere sempre il contesto, che per esempio, se un* extracomunitari* compie un crimine, bisogna capirlo, perché se no si diventa razzisti, oppure ‘è la loro cultura’. Mai che si possa dire che una persona ha commesso un crimine perché quella persona si è comportata male o è semplicemente una stronza. No, bisogna capire.

4. il populista: quello che il popolo è sempre ‘puro e buono, dolce e gentile’ e tu sei classista che non apprezzi chi non ha potuto studiare. Solo che quando gli domandi che cosa sia questo ‘popolo’ (i lumpen? le popolazioni del terzo mondo? tutti quelli che non hanno una laurea?), si incartano nemmeno ti stessero descrivendo gli Sciapodi dell’Indo.

7. il benaltrista: ovvio, quello che dice che il problema è sempre un altro. La disoccupazione? Il problema è ben altro, la riforma del senato. La violenza sulle donne? Il problema è ben altro, c’è la crisi economica. L’erosione dei diritti dei lavoratori? Il problema è ben altro, c’è la corruzione. La scuola? Il problema è ben altro, c’è l’immigrazione.
Sono quelli per cui un partito o un governo non può pensare a più di una cosa insieme. Meglio se quella cosa riguarda il giardino del benaltrista.
6. il tollerante: questo è il mio personaggio preferito (si fa per dire). Quello che è ‘tanto aperto e tollera tutti’, però ‘due donne che si baciano mi piacciono, ma due uomini mi fanno ribrezzo’. Che le donne devono avere tutti i diritti, ma l’aborto è un crimine. Che sì, il gaypride, ma perché c’è bisogno di dire che siete orgogliosi di essere gay? E perché non potete manifestare in silenzio? E tu l* guardi e ti chiedi: “non è che ti sei sedut* a sinistra perché è il primo posto vuoto che hai visto?

7. l’alleato: è quello che alle cause, specie a quelle dei diritti civili, ci tiene davvero tanto, ci sente e sputerebbe nel viso al tollerante (magari dicendo che la ‘tolleranza è uno schifo, è come l’intolleranza’). È informatissimo sulla causa delle minoranze linguistiche, degli immigrati, dei carcerati, delle persone LGBTI, delle donne; pubblica tonnellate di link sui suoi social network. Insomma, è l’alleato che tutti vorremmo. Peccato che poi da alleato, scivola verso il moralizzatore “io supporto la viostra causa, ma dovreste manifestare così e cosà’; ‘sarebbe meglio se non foste così radicali‘. E tu sei lì che pensi che è facile, come si dice da queste parte, fare i finocchi col culo degli altri.

E voi che altri tipi conoscete?

**sì, io appartengo al tipo Logorrea (o come disse una volta un compagno di Radio Londra, Compagna 70. Polemica e fuori tempo massimo. No, è una malattia che non si cura, mi spiace, mi tenete così come sono),

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