Armadio delle personalità

Momento vanità: finalmente abbiamo un armadio. Grande, con ben due ante a specchio su sei (io non le volevo, ma la Piccina ha deciso che era così, e quindi…). Ho un’anta tutta per me e quindi inizia il walzer del ‘rimetti a posto i vestiti’ (chiamasi attacco di ossessione-compulsione). In realtà dai vestiti delle persone si capisce molto. Di sicuro dal mio che mi piace giocare e inventare.

E allora ci sono i vestiti proprio miei miei, cioè quelli che metto più spesso e che mi piacciono proprio (comprati, regalati o  ereditati con la scusa ‘felice te che c’entri’): jeans a zampa di elefante, camicie di colori neutri (ma mai nere, mi viene l’orticaria!), canottiere ‘da muratore’ (bianco-nero-verde militare, se vedo rosa vomito), giacche da donna e giacche da uomo, tante cravatte veramente vintage (ereditate da nonno o da amici di mio padre andati in pensione), felpe con la zip o maglioni; qualche capo vistoso per quando mi va di scherzare (una camicia coi jabot che mi ha comprato la Piccina, un cinturone rosso con le borchie dorate che mi ha regalato un’amica) e le coperte di Linus, quei capi lisi che non mi stanco mai di portare e che di solito mi ha regalato qualcuno che amo.

Ho anche tanti cappelli, da uomo e da donna (c’è un’amica di famiglia che ne fa di bellissimi e me ne regala tanti ogni anno) e sciarpe

Poi ci sono i vestiti (proprio vestiti) occasionali, per quelle dieci volte l’anno in cui mi voglio sentire più vulnerabile: un monospalla lungo à la grecque, due vestiti stile impero (blu di prussia e viola pervinca), due vestiti anni Cinquanta con la gonna a ruota, scollo a spacco e colletto (uno bianco e uno verde zaffiro). Ho messo tutto in ordine per colore (si inizia col nero, si finisce col bianco).

Infine i vestiti ‘degli altri’, quelli che ‘dovresti vestirti così, ti sta tanto bene!’, che puntualmente finiscono in un angolo (finché non ho il coraggio di regalarli a qualcuno che li porti davvero, sperando che il donatore si sia dimenticato): di solito vestiti a tubino, corti anzi cortissimi, che non metterei nemmeno sotto tortura.

Ecco lo apro e mi vedo, avvolta nel mio kimono-vestaglia, di fronte a tutte le mie personalità.

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