Vacanze.

Soffro d’insonnia. Nel senso, peggio del solito. Di solito dormo poco, ma in questo periodo dormo meno, come se i sogni mi avessero abbandonato (di solito faccio dei bei sogni, a colori aggressivi e brillanti come una tela manierista).

Ho molte energie da liberare e ne ho quasi paura. Mi manca la continuità di prendere carta e penna, oppure il computer e mettermi a scrivere quello che ho in testa. C’è un sottile piacere nell’aspettare che tutti i fili esplodano per poi intrecciarli sulla carta, così si possono vedere.

Poi c’è il problema dello spazio, perché quei fili lì di spazio ne occupano tanto e una volta che li ho liberati il confine per fermarsi si allontana sempre di più e mi sento un po’ in colpa. Carmina non dant panem. Sempre la solita vecchia tiritera in sol maggiore, sull’inutilità della scrittura, che mi rintrona da quando ero bambina. Non è che l’ho scelto io. É capitato, come capita una malformazione, una malattia. Dovrei smetterla di sentirmi in colpa, ma non è facile mollare le vecchie abitudini e allora aspetto domani, aspetto agosto per darmi una scusa.

La mia vacanza è scrivere, completare i miei progetti e cominciarne di nuovi, partire per mille strade di polvere.

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