Appunti pasoliniani #2

Per concludere la serie della mia rubrica IntroVersi dedicata al mese del Pride (gli altri appuntamenti sono stati dedicati a Penna, Saba e Bemporad, ieri è stato pubblicato un mio sintetico contributo su Pasolini e le modalità narrative dell’omosessualità nel suo linguaggio poetico. É un tema su cui sto lavorando da un annetto, per un saggio un po’ informe che non so come e quando uscirà mai dal cassetto. Però se qualcuno avesse voglia di leggere, commentare, dare spunti mi farebbe un gran piacere, altrimenti mi sembra di parlare allo specchio.

Contrariamente alla vulgata corrente, come ha ben messo in luce Luca Baldoni, la narrazione dell’omosessualità e nell’omoerotismo nella poesia pasoliniana (e in tutta la sua opera) non può essere ridotta soltanto con l’eros fugace dei ragazzi di vita, dei corpi senz’anima (Supplica a mia madre, da Poesia in forma di rosa) da prendere per un momento d’amore ‘infantile’.

Colpisce per esempio in La passione (da L’Usignolo della Chiesa Cattolica, raccolta pubblicata nel 1954, ma composta durante la guerra) l’utilizzo, quasi un cliché della cultura gay, per altro, come illustrato per esempio dalla fortuna di San Sebastiano come icona gay (si veda il bellissimo e consapevolmente ‘pasoliniano’ Sebastiane di Derek Jarman), della passione di Cristo come simbolo di erotismo omosessuale… [CONTINUA SU MACCHIATO INCHIOSTRO]

 

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