Ceneri

Dico la mia sul disfacimento del ‘mio’ (ahahahah) partito e poi mi cheto.

Al netto di tutto, a me ila dato che fa male è il modo e la poca trasparenza nelle motivazioni e nei comportamenti (e non dagli ultimi giorni), dall’altra parte mi auguro che a questo punto si esca (non metto un soggetto, perché non so più se si possa parlare di SEL come un partito o se piuttosto riferirsi a tutti i militanti -tesserati o meno- allo sbando) dalle ambiguità che finora ci hanno dilaniato.
Lo scenario, che sembra quello prospettato da Migliore e gli altri, di un partito ‘unico’ su modello della Sinistra Anglosassone mi fa molta paura e mi inquieta: si rischia di finire in modo analogo, dove una buona parte della sinistra è spersa in movimenti ‘civili’ poco influenti, l’astensionismo di sinistra è alto e la parte ‘sinistra’ del Labour, col quale oggi noi di Radio Londra marceremo per la più grande manifestazione inglese anti-Austerity, non riesce a essere influente a sufficienza sulle iniziative generali del partito (parlate di Blair e della Terza Via da queste parti, a Londra. Siate grati se non vi sputano in viso).

In più con l’aggravante di buttar via la storia della sinistra italiana (che è non solo tradizione, ma anche elaborazione, buone pratiche ed esperienze), molto particolare e molto forte (nelle idee se non nei numeri). Chi vuole andare nel PD, vada, ma non costringa chi in quel modello di partito e nella visione del mondo che ha non ci si rispecchia e siamo in tanti, soprattutto giovani, soprattutto precari.

Ripartiamo da lì. Ripartiamo dal lavoro sui territori che abbiamo dimostrato di saper fare, anche quando i quadri erano scollegati dalla realtà (e lo sono da un pezzo). Ripartiamo dalle reti che già ci sono (TILT, ACT, i comitati Tsipras se sapranno sganciarsi dai garanti) e tabula rasa con tutti coloro che sono trasmigrati in SEL (anche per colpa della politica politicante di Vendola e Fratoianni, a cominciare dalla chiusura delle Fabbriche di Nichi) solo per cercare uno spazio per la propria carriera, solo perché negli altri partiti erano stati scartati. Si azzeri tutto e si riparta dalla gente e dalle idee: le capacità, le competenze e le energie ci sono.

 

Di una cosa soprattutto rimango perplessa e vorrei che me la spiegaste voi: si fa uso ricorrente dell’incubo della ‘sinistra minoritaria’, come se fosse un problema di idee e di radicalità, opposto a una fantomatica ‘sinistra di governo’, come fossero le etichette e non i voti che prendi e la presa che fai sulle persone a determinare il carattere minoritario o meno di una certa visione del mondo. Forse, prima di decidere a priori che sinistra siamo, dovremmo dire chiaro e forte che società e che mondo vogliamo? Se poi è una visione ‘minoritaria’ lo si vedrà alla prova delle prossime elezioni.

Essere minoritari o essere extraparlamentari, per altro, non è una vergogna e non è inutile, contribuisce comunque alla pratica democratica di un paese (furono proprio i ‘minoritari’ negli anni ’70 a smuovere gran parte della società civile e tirare per la giacchetta il PCI del ‘neo-santo’ Berlinguer, su temi come i diritti civili).

p.s. se la notizia della corsa alla candidatura di Migliore a sindaco di Napoli verrà confermata, non venite a raccontarci ancora la favola della ‘scissione per gli 80 euro’. Per altro, chi abbia un minimo seguito le vicende di SEL dal congresso e poi, sa che questa spaccatura di fondo c’è sempre stata, perché ci sono sempre state due visioni della società molto diverse e per molti versi inconciliabili in SEL. E anche di questo, l’ho sempre detto e lo ribadisco ora, incolpo i dirigenti, Vendola in testa, che per una paura irrazionale di mancanza di democrazia (mancanza che c’è stata dentro SEL, ma non in questo senso) ha sempre voluto operare in senso ecumenico, senza mettere paletti che distinguessero il partito e rimandando continuamente ogni decisione. Ma un partito non è un centro di accoglienza: una volta terminato un processo di aggregazione, ci si devono dare delle basi comuni, delle regole di etica politica e si deve avere una visione del mondo, che pure nelle sue sfumature diverse, abbia sostanzialmente una visione condivisa. Chi non la condivide è libero di rivolgersi, senza traumi o rancori, altrove e in questo non c’è nulla di male. Un partito non può essere una chiesa ecumenica.

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2 thoughts on “Ceneri

  1. Secondo me, la sinistra deve cercare di capire cosa farà da grande, se vuole diventare grande, deve vedere quali sono quei principi e quei valori, che sono rimasti. Esempio per me, la sinistra deve essere anti-capitalista, non può essere si ma anche no, per quello c’è il PD. Per fa questo deve cercare e proporre modelli antagonisti al capitalismo.La sinistra lotta contro i privilegi e per i diritti, e non si ma anche no, per quello c’è il PD. In questa fase storica la sinistra deve essere rivoluzionaria e non riformista, in questo sistema, avere 5 o dieci deputati, non conta nulla, non è più come nel proporzionale.. lo vedo nelle amministrazioni locali, i consiglieri di Rifondazione e SEL, sono ostaggio del PD, quindi che senso ha avere dei consiglieri se non puoi influire nelle politiche? Quindi non chiedere la delega ai propri simpatizzanti ma azione diretta sulle varie tematiche..

    • Sono d’accordo con te: anche io credo che una sinistra, per essere veramente tale, debba proporre un modello di società alternativa a quello neo-liberale corrente, lo debba fare in modo radicale, coraggioso e chiaro, non solo a livello di elaborazione ideologica (continuo a pensare che ideologia non sia una parolaccia), sia a livello di singole risposte concrete, perché poi all’elettore ‘medio’ quello che interessa davvero è come inciderai per migliorare la sua condizione di vita e quegli elettori a cui ci dovremmo rivolgere sono proprio quell’enorme massa di persone che sono state e continuano a essere le vittime della crisi.
      Per fare questo, però, bisogna
      1. avere le idee chiare e molti dei quadri, anche di basso livello in SEL non ce le hanno e in Rifondazione ne hanno, ma ormai funzionanti come dogmi e non come idee (per me analizzare il mondo in base agli schemi rigidi pre-1989 non ha più molto senso). Riguardo a questo io sono convinta che si debba recuperare il marxismo, che accomuna(va) la sinistra radicale e che propone strumenti di analisi validi, anche se chiaramente vanno riadattati (sono uscita da Rifondazione proprio per questo: non si può prendere qualcosa che analizzava una società molto diversa dalla nostra e pretendere di trasferirlo alla lettera. Le concezioni di proletariato e sottoproletariato sono, secondo me, ancora valide, così come quella di lotta di classe, ma gli agenti non sono identificabile con gli stessi parametri che si usavano fino a 30 anni fa); restano secondo me in piedi le dinamiche generali sul funzionamento del (neo-)capitalismo, anche se il fenomeno si è ulteriormente complicato. (Sto affrontando in questo periodo il tomo di Piketty, anche se penso che mi ci vorrà qualche mese a digerirlo tutto e averne una visione critica).
      2. comunicare le idee in modo chiaro, semplice e innovativo. Una delle cose che ho sempre criticato della leadership di Vendola e di molti apparati di SEL (anche a livello basso) è che, sebbene sia giustissimo non ridurre il linguaggio della politica né al populismo né agli slogan da pubblicità o agli insulti, bisogna farsi capire e farsi capire da più gente possibile. Si possono esprimere concetti alti e importanti senza far ricorso a estenuanti perifrasi o a un linguaggio che gioco forza attira soltanto un elettorato colto e taglia fuori moltissime altre persone. In più credo che imparare a usare la comunicazione in modo efficace, non significhi abbassare il livello, come invece credono in molti. Certo, ci vuole impegno, pazienza e forse un certo carisma didattico.
      3.Coraggio, coraggio, coraggio. Nelle proprie idee, nell’essere anche minoranza (il consenso non si costruisce in un giorno), nel perseverare, nell’essere onesti -sia intellettualmente che nelle pratiche, nel dire la verità. E questo a tutta la sinistra è mancato davvero ed è una delle cose che più mi ha fatto venire il fegato amaro. Se si continua con la retorica ‘no, ma questo non lo diciamo, è troppo, non ci votano’, quando invece la base vorrebbe questo coraggio e probabilmente pure molti dei potenziali elettori, ecco, è allora che ci si condanna a scomparire.

      Io tutto questo l’ho cercato e continuo a cercarlo, l’ho visto in chi -indipendentemente dal partito- è sinistra davvero nelle pratiche quotidiane, nel territorio. Perché una sinistra, magari intimidita, piccola, dissillusa e frammentata, fra le persone c’è. Quello che mi danna è che poi nessuno ne raccolga le istanze (e non parlo di una persona sola, non mi piacciono gli uomini-partito, ma se i movimenti non si coordinano in una struttura, a questo credo fermamente, sono sempre destinati al riflusso e alla dispersione).

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