Venti Franchisti nelle Spagne di oggi

Riposto, con preghiera di lettura e diffusone, il documento che noi di SEL Europa abbiamo redatto sulla drammatica situazione in Spagna.

 

I Circoli di Sinistra Ecologia e Libertà – Europa denunciano le gravissime controriforme liberticide che il Partido Popular (PP) sta promuovendo in Spagna e che riportano questa nazione agli incubi della dittatura franchista. Siamo seriamente preoccupati non solo per le cittadine e i cittadini spagnoli, ma anche perché queste misure sono un sintomo più generale di un’avanzata delle destre conservatrici da non sottovalutare, specie in vista delle prossime elezioni europee.

Dalle elezioni del 2012, da quando cioè il PP è andato al governo, ha promosso provvedimenti dettati da una deriva oscurantista, funzionale anche a imporre un duro controllo sulle proteste che in questi anni hanno situato la Spagna in primo piano, soprattutto con il movimento degli Indignados.

Oltre a provvedimenti di austerity a danno degli strati poveri della popolazione (una tendenza simile a quanto sta succedendo in tutta Europa) quattro sono gli ambiti civili in cui si è fatta più evidente questa mobilitazione reazionaria:

 

  • I duri provvedimenti di ordine pubblico: Ley de la seguridad ciudadana
  • La controriforma dell’amministrazione pubblica locale: Ley de Racionalización y Sostenibilidad de la Administración Local
  • La controriforma della legge sulla scuola: LOMCE – Ley Orgánica para la Mejora de la Calidad Educativa
  • La controriforma della legge sull’aborto: Ley Orgánica de Protección de la Vida del Concebido y de los Derechos de la Embarazada

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La Ley de la seguridad ciudadana (approvata dal Consiglio dei Ministri il 30 novembre 2013), colpisce con multe rovinose (da 1.100€ a 600.000€) coloro che organizzano e partecipano a proteste, pur non violente, che non siano rigidamente regolamentate. Il progetto di legge colpisce, mescolandoli in maniera astuta, sia i comportamenti di insubordinazione civile o protesta politica pacifica (per esempio quelli promossi dal PAH – Plataforma de Afectados por la Hipoteca -Piattaforma dei Colpiti dal Mutuo) – sia episodi di violenza come la fabbricazione, il commercio e la detenzione illegale di armi ed esplosivi: si suggerisce, quindi, che in ogni manifestazione di dissenso e protesta possa esserci una mano terrorista. Secondo questa legge, è vietato il Parlamento -, è vietato di diffondere immagini che attentino all’onore della polizia, o alla sua sicurezza (una misura di questo genere avrebbe affossato le inchieste sule torture compiute dalla polizia italiana al G8 di Genova!).

Si cancella il concetto di uso personale di sostanze stupefacenti: la coltivazione personale di sostanze stupefacenti leggere, come la marijuana, sarà castigata con multe salatissime e proibitive. Si prevede, infine, una dura repressione verso le numerosissime associazioni di fumatori di cannabis, sorte soprattutto in Catalunya e in Euskadi, che contano migliaia di iscritti, i quali consapevolmente esercitano un proprio diritto inalienabile.

In tutto il mondo assistiamo al diffondersi di politiche antiproibizioniste, in Spagna si ritorna invece alla criminalizzazione delle sostanze stupefacenti leggere e all’eliminazione di misure alternative per la disintossicazione da quelle pesanti.

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Con la scusa di una razionalizzazione delle spese la nuova Ley de Racionalización y Sostenibilidad de la Administración Local, ristruttura in termini centralistici e antidemocratici le amministrazioni locali, sopprimendo numerosi servizi pubblici essenziali per la cittadinanza, spostando molte competenze dalle amministrazioni locali alle ‘corporazioni superlocali’, come i parlamenti delle Comunità Autonome o le Diputaciones (sorta di Provincie, i cui rappresentanti non sono eletti), strutture lontane dalla gestione del territorio comunale.

Questa riforma rappresenta un’involuzione democratica: sparisce, il paradigma fondante di ogni rapporto democratico/rappresentativo che assegna all’autonomia locale, ovvero alla capacità della cittadinanza di definire, attraverso i propri rappresentanti, le priorità della comunità, e viene poi sottratta alle rappresentanze cittadine elette la possibilità di decidere i bilanci, delegati a una sorta di Giunta di Governo esecutiva; si ritorna così al gobierno por decreto che caratterizzò la dittatura franchista: deciderà unilateralmente lo Stato (lontano dalle pressioni della cittadinanza e più prossimo a quelle della Troika ad esempio).

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Un terzo ambito in cui si è manifestata la posizione reazionaria del Partido Popular è quello della scuola, con la controriforma LOMCE (Ley Orgánica para la Mejora de la Calidad Educativa). La LOMCE, prendendo a pretesto le incerte competenze degli studenti spagnoli evidenziate dal rapporto PISA, ha disseminato il percorso scolastico, a partire dalla scuola primaria, di esami. Non si tratta di un miglioramento della qualità dell’offerta formativa – a cui vengono selvaggiamente tagliati fondi a favore di scuole private legate all’Opus Dei,- ma di un “setaccio classista” che inevitabilmente collocherà gli studenti, sin da età precocissime, su livelli differenziati. In tale direzione va anche la controriforma della formazione professionale, che diventa canalizzazione precoce di persone giovanissime in una gerarchia di percorsi prestabiliti, invece che offrire un’opportunità di scelta in base a predilezioni individuali.

La LOMCE rafforza inoltre i poteri dei presidi, ma soprattutto accoglie pienamente le richieste del reazionario episcopato spagnolo: abolisce, infatti, la Educación para la Ciudadanía (Educazione per la Cittadinanza), insegnamento introdotto dal governo Zapatero per gli ultimi due anni della scuola primaria e in tutti i gradi scolastici successivi, che mirava a promuovere il libero sviluppo delle persone, a rafforzare l’autostima, il senso della dignità personale, del dovere civico, a diffondere la conoscenza e il rispetto dei diritti umani, i fondamenti dello Stato di Diritto e della democrazia, i principi di libertà, pluralismo e tolleranza. Si rafforza, invece, l’insegnamento della religione cattolica, il cui voto torna a contare per la media scolastica.

Molti privilegi vengono concessi alle scuole private parificate affinché possano derogare alcune regole di laicità: per esempio la possibilità di formare classi separate per sesso.

Infine, la LOMCE coglie l’occasione per attizzare il contrasto soprattutto con la Catalogna (che ha dichiarato unilateralmente un prossimo referendum per l’indipendenza) e le comunità autonome da sempre bilingui: si squalificano le lingue co-officiali delle comunità a favore dello spagnolo e dell’inglese.

 

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Infine bisogna ricordare la proposta di legge che distrugge la legge sull’aborto. Già nel nome è programmaticamente ‘tridentina’: Legge Organica per la Protezione della Vita del Concepito e dei Diritti della Donna Incinta. Questa proposta prevede l’abolizione dell’aborto libero, legale e assistito entro le prime 14 settimane; non riconosce come motivo di aborto la malformazione dell’embrione o del feto, qualunque ne sia l’entità, e riconosce alla donna solo due casi in cui possa chiedere di abortire legalmente: se la gravidanza è conseguenza di una violenza sessuale subita; o in caso di grave pericolo per la sua salute psichica e fisica della donna, che per di più dovrà essere certificata da due medici esterni alla struttura ospedaliera di riferimento. Scompaiono inoltre l’educazione sessuale e l’informazione sulla contraccezione.

Inoltre la donna che abortisce sarebbe automaticamente “perdonata”, ma, se citata, sarebbe obbligata a testimoniare in tribunale contro il medico, che andrebbe in prigione. Si ritorna, insomma, all’assioma per cui le donne ricche andranno ad abortire legalmente all’estero e saranno tutelate in costose cliniche private, mentre le donne povere finiranno di nuovo sui tavoli della ‘mammane’.

 

Questi provvedimenti dimostrano come il Partido Popolar promuova politiche clericali e nazionaliste di ascendenza organicamente e ‘sapientemente’ reazionaria: un ritorno duro e senza fessure al franchismo.  Non è un caso che tutti i ministri citati (non solo loro, ahimè), vantino legami familiari e politici strettissimi con il recente passato dittatoriale; a tal proposito, ricordiamo che la Spagna fu sottoposta a 40 anni di dittatura feroce, che la democrazia spagnola è il frutto di un compromesso, la famosa Transición, che se per alcuni aspetti rappresentò un modello di processo transitorio democratico, per altri, invece, mostra ancora forti lacune che rendono pericolosamente traballante questa giovane democrazia.

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Sinistra Ecologia e Libertà deve essere in prima linea nel denunciare questa pericolosa deriva in una situazione di tensione sociale già inasprita dalle politiche di austerity. Soprattutto alla luce del silenzio dei media, riteniamo che SEL debba prendersi l’impegno di farsi portavoce in Italia, della denuncia e della richiesta di aiuto proveniente dalla società civile e dalle forze di sinistra e laiche attive in Spagna.

Siamo convinti che i temi dei diritti civili saranno un elemento dirimente di contrasto alle istanze della destra reazionaria in vista delle prossime elezioni europee e che SEL debba porsi come punto di riferimento per tutti i soggetti individuali e collettivi progressisti presenti in Europa, nonché per le forze che andranno a costituire la sinistra del nuovo Parlamento Europeo.

 

SEL – Europa

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