Lo spirito del Natale?

…o ragionamenti festivi attorno alla “buona” ipocrita mentalità borghese

Non è una novità: non posso soffrire il Natale e le festività.

Non sopporto che l’ipocrisia della società raggiunga il suo massimo, in un tripudio di finti buoni sentimenti, azioni lodevoli (ma solo una volta all’anno), lavacri della coscienza. A Natale si deve ‘essere più buoni’.

In nome di cosa? Di un rituale buonista, che di religioso non ha più nulla e forse conserva solo lacerti di tradizione (anche se la prima cosa che viene alla mente è la retorica da famiglia perfetta, da elfi e orsetti delle pubblicità che ti bombardano su qualsiasi media almeno da Novembre).

Natale è il tempo non dell’amore, ma della dimostrazione di un amore sancito dalla società, quello verso la famiglia, che è sacra e inviolabile (anche se vedi i parenti due volte l’anno, anche se non c’è nessuna legge morale o di natura che obbliga a voler bene allo stesso modo a tutti solo perché abbiamo un tot di patrimonio genetico in comune). E allora, suvvia, bisogna fare la gara al regalo più bello, al regalo più grande, più ricercato e ‘quello è troppo piccolo, vorrai mica fare brutta figura?’. Il pensiero? Non conta, non splende quanto un bracciale d’oro.

Sono sempre in imbarazzo quando mi domandano “che vuoi per Natale?”. Perché a me della ricerca affannosa di un oggetto non importa niente (con la variante ‘se proprio vuoi, mi piacerebbe questo libro’, ‘no, un libro è troppo poco. E poi te li compreresti lo stesso’). Cosa me ne dovrebbe importare di un oggetto, se poi nel quotidiano non la stessa mano che dona non è capace di dare quanto è più importante, il rispetto o magari un po’ d’amore libero da ricatti, davvero incondizionato (stavo per scrivere puro, ma l’amore non può esserlo mai).
Cosa te ne puoi fare di qualche oggetto, quando puoi ti senti ripetere che ‘essere precari è una vergogna, meglio non farlo sapere ai parenti’, ‘già è una vergogna dire che sei solo, non vorrai mica che si sappia in giro che sei omosessuale?’, ‘mi raccomando, non nominare la tua compagna, non è bene dare scandalo a Natale’ (verbatim).
Lo scandalo, si intende, è quello di non rispondere al canone del figlio o della figlia ideale, perché i buoni e tolleranti genitori, non supererebbero la vergogna. Non di un figlio assassino o disonesto, figuriamoci, la colpa è peggiore, di aver generato una persona che non rientra nella loro normalità.  Perché non ha il successo economico che loro protendono (ovvio, per colpa sua, perché non si impegna, perché non ha scelto la carriera), perché non ama come si dovrebbe, perché la persona amata, di qualunque sesso essa sia, non corrisponde alle aspettative desiderate (troppo vecchia, troppo giovane, troppo povera, troppo poco italiana). E si intende, lo scandalo è sempre volontario, anche se la volontarietà è solo quella di esistere.

E allora non va bene soprattutto in questo Natale.

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