Coperte di Linus

O feticci. O portafortuna. Insomma, quelle due-tre cose senza le quali non esci di casa (e non mi riferisco alle cose essenziali, le chiavi, i soldi, i documenti), ma a quelle cose superflue, senza le quali uno si sente scoperto. Scommetto che capita anche a voi.

Io ne ho tre: occhiali, profumo, anelli.

Sugli occhiali, già lo sapete: che siano i miei occhialetti ovali e stretti da vista, ma con le lenti foto-cromatiche viola o più spesso gli occhiali da sole, l’importante è che siano con me.

E poi c’è il profumo. Non riesco a farne a meno, se non mi metto qualche goccia della mia colonia non esco di casa. Mi piacciono molto i profumi ‘maschili’. Avete mai pensato a quanto sia idiota questa definizione? Chi ha appiccicato il genere alle fragranze? Comunque sia, mi piacciono i profumi freschi, asprigni, non troppo forti, di preferenza naturali (con l’eccezione di CK one, per cui ho un debole da sempre). Da qualche mese la Piccina me ne ha regalato uno artigianale che ha comprato giù a Latina, con la lavanda di Venzone e limone (come dire, l’Italia da Nord a Sud in un profumo). La lavanda è uno degli aromi che preferisco, perché rilassa, perché profuma di pulito. E poi il viola è uno dei miei colori preferiti (i miei colori preferiti si tengono tutti per mano e le sfumature che preferiscono si somigliano tutte un po’: rosso viola blu verde). Insomma, portatemi in un campo di lavanda e divento un bambino in un negozio di giocattoli. Poi mi dovete tirare via a forza, però.

La terza parte della coperta di Linus sono i miei anelli. Ne ho tre: uno per amore, uno per amicizia e uno per vanità. Io e Margi portiamo una fedina d’argento, semplice, sottile e non importa che sia un anellino da quattro soldi, perché per noi è il mondo. Non lo tolgo quasi mai. Perché quando siamo distanti non solo sento che le è con me, ma è anche lì, all’anulare sinistro, davanti ai miei occhi. Perché noi siamo legate, siamo una famiglia, che il mio Stato lo voglia riconoscere o meno.

Sopra c’è un anellino nero e liscio, di ematite lucida. Ne abbiamo uno uguale io e una delle mie migliori amiche, F., comprato in un buffo negozietto di Londra per due spicci. La passione per gli anelli è solo una piccola parte delle cose che abbiamo in comune.

Poi c’è l’anello della vanità, quello che porto sempre alla mano destra e che cambia col tempo. Ne ho tre, anche questi, da quel che mi dicono, anelli ‘maschili’ (questa definizione mi sembra ancora più assurda della precedente). Adesso è il turno di un anello tailandese, di medie dimensioni, di rame che sta già consumandosi un po’. Sopra c’è la mia pietra preferita, un lapislazzulo ovale che mi mette allegria e che siede bene sulle mie dita lunghe (l’ho detto, è l’anello della vanità). Si contende il post con un anello-meridiana (quelli col buchino e nel bordo interno le tacche per le ore) con la scritta ‘carpe diem’ (è un regalo della Piccina, preso in una buffissima bottega trasteverina di cui un giorno forse vi racconterò) o col mio anello da mignolo, che reca incisa una piccola civetta attica,  da sempre il mio animale preferito.

Ecco, io senza questi piccoli dettagli di casa non esco. Mi danno la sicurezza necessaria per affrontare il mondo.

E le vostre coperte di Linus quali sono?

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One thought on “Coperte di Linus

  1. L’ipod carico lo porto con me anche per scendere a controllare la posta (prima era lettore cd, e prima ancora walkman): la musica cambia a seconda della citta’ in cui mi trovo ma ci sono alcuni punti fermi: ad esempio il muro (The Wall), che e’ l’altra mia coperta di Linus.

    Due bracciali che non tolgo mai e che condivido con l’amore della mia vita: uno semplice di filo colorato che un monaco ci mise al polso mentre facevamo una passeggiata a Roma qualche anno fa. Un pomeriggio che, preso fuori dal tempo, poteva essere uno qualunque dei pomeriggi autunnali degli anni 2000, spensierati e passati tra una feltrinelli e un giro pantheon…e invece era un pomeriggio speciale, perche’ la mattina dopo sarei andata via da Roma e quel bracciale, che resiste a qualsiasi viaggio e a qualsiasi distanza, per me era un ultimo disperato tentativo di restare. L’altro, che ci siamo regalate a vicenda per la laurea, e’ un dodo con un gattino (lei invece ha un bassotto, che poi, coincidenza, e’ arrivato in carne ed ossa nella nostra vita).

    Nel portafoglio ho una foto di mio nonno, con cui devo ancora fare del tutto pace, e una foto del faro di Leuca, per non perdermi mai.

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