La libertà di essere introversi

É da quando sono bambina che mi sento apostrofare come ‘fredda’, ‘calcolatrice’, ‘cinica’, ‘misantropa’, ‘snob’, ‘senza cuore’  e via dicendo. Tutto questo perché a me non piace manifestare i miei sentimenti, non mi piace parlare in pubblico, non riesco a urlare. A me piace ascoltare, se devo dire qualcosa preferisco farlo per iscritto, alla persona interessate.  I gruppi di persone mi intimidiscono e a volte mi fanno venire il timor panico (per parlare alle conferenze faccio una fatica incredibile e in politica non va meglio).

Non disprezzo le persone, tutt’altro. Amo i miei pochi amici, di un amore così intenso che a volte toglie il fiato e può persino diventare soffocante. Sono una persona passionale, ma lo sono a modo mio, sulla mia pelle, nei miei occhi, nella mia testa. Non so parlare di cose leggere e mondane, mi interessa molto poco.

É anche vero che per me stare da sola non è un problema, anzi, ne ho bisogno. Amo la solitudine, il silenzio, il poter perdermi in ciò che mi dà gioia (che sia la scrittura, la lettura o una passeggiata, disegnare o anche solo pensare). Parliamo un attimo del silenzio. Perché il silenzio deve essere sempre negativo? Il silenzio è prezioso, specie negli ambienti dove viviamo, urbanizzati e pieni di inquinamento acustico, dove è tanto raro. Quando fra due persone c’è davvero un’intesa, non c’è sempre bisogno delle parole. Si può stare insieme, in silenzio. Ed è meraviglioso e ci si capisce comunque. Ho tante persone con cui vorrei passare giornate a contemplarsi i rispettivi silenzi, ma non posso, perché sono lontane. Per fortuna ci si può scrivere, che è comunicare con le parole, ma anche col silenzio…ma sto divagando.

Invece mi sembra che nella nostra società ci sia un certo stigma contro chi non comunica i propri sentimenti (dall’amore, alla gioia, al dolore), strillando, riempiendo di cuori, facendo proclami, urlando. Se non lo fai, sei niente, o peggio, sei una persona doppia, subdola, non degna di fiducia (come se l’essere estroversi fosse sinonimo di essere sinceri o onesti).

E il messaggio che passa è ‘se sei un estroverso è una colpa, curati’, ‘cambia’, ‘se sei introverso non avrai mai successo nella vita’ (qualsiasi cosa voglia dire questo ‘successo’…ma qui il discorso sarebbe lungo), perché il sistema non ha posto per gli introversi.

Possibile che ci siamo così lobotomizzati da farci comandare anche come dobbiamo essere nel nostro intimo?

Ecco, adesso sono stata sincera. Estroversa non lo so.

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6 thoughts on “La libertà di essere introversi

  1. “E il messaggio che passa è ‘se sei un estroverso è una colpa, curati’, ‘cambia’, ‘se sei estroverso non avrai mai successo nella vita'” Immagino volessi scrivere ‘introverso’ 😀 Altrimenti mi sfugge qualcosa.
    Cosa dire? Hai ragione. A volte la timidezza e la riservatezza vengono visti come sintomi di freddezza e insensibilità. A me una volta hanno detto proprio che visto come mi comportavo (?) sembravo proprio una stronza. Credo sia stato perché in tutta la serata ho detto sì e no tre parole. Ma avrò il diritto di scegliere di stare zitta e ascoltare?
    Oppure che non costruisco rapporti perché tendo a filtrare molto quello che dico epurandolo da fatti personali, deviando proprio il discorso quando si parla di me. Lo so che questo rende più difficile costruire rapporti. Ma dobbiamo per forza essere tutti estroversi e chiacchieroni?

    • Grazie della segnalazione del refuso 🙂
      Meno male che avevo anche riletto ˆˆ”…sarà mica un lapsus freudiano? 😛 (ovviamente scherzo, non ho niente contro le persone estroverse).
      Che poi la cosa che mi fa più rabbia è che non è solo una questione di rapporti personali (sì, ok, essere introversi rende forse costruire rapporti interpersonale più difficile…ma non lo so, può anche aiutare a selezionare più velocemente le persone con cui intavolare un’amicizia vera e non solo una conoscenza superficiale), la cosa che mi fa più rabbia, dicevo, è che questo si riflette anche sul lavoro. Ai colloqui (qui in UK per qualsiasi lavoro, anche per schedare libri in uno sgabuzzino nascosto di una biblioteca), devi dimostrare di essere estroverso, sociale, amante della compagnia e chiacchierone, perché solo quello è il modello vincente e ‘produttivo’.

  2. Sì, sul lavoro è ancora più insopportabile perché c’è un elemento ricattatorio, fascista. Secondo me però selezionando bene gli obiettivi e colpendoli si riesce a far capire questa forma di diversità. È faticoso, stancante, ma le persone credo tendano a capire e apprezzare la profondità e il valore della parsimonia.

    • Credo dipenda (purtroppo, aggiungo) da quanto l’essere introversi (rispetto al modello estroverso) impatti poi sulla produttività misurabile, specie nel breve termine. O peggio come chi ti fa un colloquia percepisca che questa diversità caratteriale si possa riflettere sulla tua produttività (e dipende ovviamente anche dal tipo di mansione).
      Concordo con te, c’è un elemento fascista in questo atteggiamento.

  3. Anch’io sono d’accordo con quello che scrivi, sopratutto la parte del silenzio… non sono su Facebook, non vedo molto spesso i vecchi amici perché sono lontani o perché quando torno a casa vedo prima di tutto la mia famiglia e (a turni) una o due amiche che mi sono più care (e che vivono vicinissimo a casa dei miei, per fortuna), pero ci penso spesso, anche agli amici che non ho più visti da anni, e in qualche maniera, vivo anche con loro ; mi rammarico spesso pero per la mia pigrizia in mantenere i rapporti, perché con alcuni il rapporto è diventato un po’ più distante, e mi dispiace, perché forse questo legame che ho con loro non l’hanno più con me, e non so se incontrandoci di nuovo il rapporto si “ricucirebbe”… è forse un po’ strano come tipo di amicizia, molto “a tratti”, e anche un po’ come dici tu, molto forte con certe persone che poi non vedo per tempi lunghissimi… ma per fortuna ci sono queste poche persone con cui uno si capisce con il silenzio… mi piace molto la tua idea dello scrivere che sarebbe comunicare anche col silenzio, penso che sia molto giusta… e mi fermo li perché questo commento diventa proprio lunghissimo.

    • Il tuo commento mi fa molto piacere. Sai, penso che alla fine sia vero che i rapporti forti davvero sono pochi e sono proprio quelli che riescono a resistere (o forse si rafforzano) anche durante le assenze o i silenzi.

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