Così nasce un amore (letterario)

Ottobre del 1996 primi mesi delle medie inferiori, un periodo bruttissimo: il mio corpo stava cambiando (e non lo volevo), nella classe (con gli stessi compagni delle elementari e dell’asilo) mi ritrovo presto emarginata: perché sono grassa, perché non mi trucco, perché a me di ‘Cioè’ e di attirare i ragazzi non me ne importava proprio niente. A me piaceva scrivere, giocare con le bambole, leggere molto e guardare Sailor Moon. Nell’estate avevo cominciato a leggere ‘libri da adulti’, quelli che i miei avevano portato in Maremma o che nonna aveva là: Busi, Calvino, Poe. Scopro un mondo bellissimo che non voglio più lasciare, durante l’anno scolastico occupo il mio solitario tempo libero (amici ne ho pochissimi e molto scostanti) leggendo, saccheggiando i libri dallo studio di casa, facendomi consigliare da mio padre.

Che un giorni arriva  e mi dice: “Ti voglio far leggere un libro bellissimo.” Io sono emozionata, ho gli occhi lucidi. Andiamo nello studio, ci affanniamo a cercare: la narrativa ‘classica’ dovrebbe essere per ordine di autore…ma niente, quel volume non c’è. Babbo tira fuori un libro bianco, ma mi dice “Questo no, è troppo presto.” Mi spiega che le sue copie forse sono state vittima dell’alluvione alla casa di Maremma quindici anni prima e che gli dispiace molto, perché lui a quel ‘Ragazzi di vita’ ci teneva proprio tanto, che su quell’autore ha fatto l’esame di maturità -rischiando di bocciare-, ma poi la tesina è stata così apprezzata che lui è convinto gli debba molto per l’ammissione alla Scuola Normale.

Che delusione. Ho gli occhi lustri, quasi voglia di piangere. Mi segno titolo e autore, sperando nella visita settimanale alla Feltrinelli di Via Cerretani, il sabato con mamma (sabato è stato per due anni di seguito il giorno delle gite a Firenze).

Viene il sabato e con la mamma andiamo da Feltrinelli. In realtà di quello che mi ha detto mio padre mi sono quasi scordata, indecisa su quale novità prendere. Mi metto le mani in tasca, cerco un fazzoletto. Trovo quell’appunto e mi ricordo: adesso so cosa cercare! “Mamma mi aiuti?”

“Questo te l’ha consigliato tua padre.” ride di gusto la mamma dai boccoli d’oro. Insomma, me ne torno a casa con due bei volumi Garzanti Elefanti, dalla copertina gialla: “Ragazzi di Vita e “Una vita violenta”. Che divoro in una settimana. E comincio a fare domande, a chiedere a mio padre cose che non capisco. Diventano i miei nuovi libri feticcio, quando mi sento triste, mi immergo lì e mi dimentico di quanto sia brutto il mondo fuori. Insomma un amore, come quello della prima volta.

***

Qualche mese dopo. sabato sera.

I miei amici vanno in discoteca, oppue alle feste in casa. Mi hanno invitata una volta, mi hanno preso in giro tutto il tempo: perché sono grassa, perché sono goffa, perché sono ‘lesbica’. Ho appreso qualche mese prima cosa voglia dire perché ho chiesto alla professoressa chi fosse ‘Saffo’, sulla nostra antologia c’era una poesia di una delicatezza celestiale ed io era curiosa. Poi i miei compagni mi hanno spiegato che è la stessa cosa di ‘malato, invertito, finocchio, checca, gay, pervertito’ (il termine ‘frocio’ da noi non è ancora entrato, io l’ho letto solo nei libri) e mi hanno appiccicato quell’etichetta, con le parole, gli sputi e le botte.

Io non so se mi piacciano le donne, non so se mi piaccia qualcuno. So che con la mia ‘migliore amica’ (che mi prende in giro, ma a volte mi invita lo stesso a casa sua) giochiamo a fare delle scenette, a me piace fare l’uomo, a volte mi piacerebbe darle un bacio su una guancia, ma mi trattengo, non si fa. Mi interessa questo ‘mondo omosessuale’, mi attrae e non so perché. I miei lo sanno, non giudicano, mi lasciano leggere quello che voglio. Ritorno a quei due libri, capisco qualcosa di più. Forse.

Sabato sera dicevo. Il sabato sera si va a prendere i film a noleggio al negozio di cassette. Scelgono i miei genitori, io mi adeguo. Mi piace il cinema, mi piacciono i film, soprattutto drammatici.

Davanti alla pizza, ancora nei cartoni, mio padre dice: “Ho preso quel film su Pasolini.” Mia madre guarda me, poi mio babbo.

“Magari è un po’ difficile per lei.” (in realtà i miei mi chiamano sempre per nome intero).

“Se c’è qualcosa che non capisce, può chiedere.” Io del film di Giordana non credo di averci capito poi molto, in effetti. Ero troppo piccola, mi sembrava una storia un po’ assurda (non che non fossi abituata a film ‘forti’, non era quello il problema). Credo di essermi anche addormentata per una buona parte.  Infatti è finito in un cassetto della mia memoria per almeno 5-6 anni. Due sole cose ricordo: quella sera andai a letto con ‘Ragazzi di Vita’ tra le braccia.

E l’altra è che tutte le volte che incontravo qualche testo di Pasolini (terza media, ‘scegli una poesia dal libro e spiegala alla classe’.  io scelgo un passo  da ‘Il pianto della Scavatrice’. La mia professoressa -una marxista leninista che mette avanti l’ideologia ai ragazzi- non approva. Anzi, mi prende in giro) mi saliva l’emozione e mi era rimasta in impresso questa cosa, che si può ammazzare una persona investendola con la macchina. Di proposito.

Poi ho continuato a leggere, tanto, di tutto. Però qualche volta tornavo a quei libri lì. Finché al liceo, nuova classe, nuova casa, vado in esplorazione nello studio di babbo, che adesso è più grande e i libri sono sistemati. E scopro la meraviglia, che in casa di libri di Pasolini non ne abbiamo solo due. Ne abbiamo tantissimi (tutta la prosa e la saggistica). E io mi ci tuffo tra una versione di greco e una di latino. E leggo, e imparo, e mi arrabbio. E cresco. E Pasolini diventa un altro dei nonni che mi guarda mentre vado per la strada della mia vita.

 

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(Pier Paolo Pasolini, Bologna, 5/03/1922 – Idroscalo di Ostia, 2/11/1975)

 

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