Libri militanti: Ferrovieri in Tuta Blu 2

Vi voglio raccontare una bella avventura. Sabato abbiamo presentato all’Osmannoro di Firenze il libro di mio padre, Ferrovieri in tuta Blu. Immagini e testimonianze. Il libro è un quello che chiamo un libro ‘sociale’, a mio padre, che aveva scritto da storico e militante, un primo Ferrovieri in Tuta Blu. Documenti, memorie, testimonianze, immagini. L’Officina di Firenze Porta al Prato 1905–58, un saggio storico-economico sulle Officine Galilei di Firenze, il comitato ‘Storia e Memoria’ ha chiesto di scrivere un seguito fino ai giorni nostri, per raccontare un pezzo importante della loro storia di operai e della nostra storia italiana, politica e sociale. Stavolta non si tratta di un austero saggio, ma di scrivere la storia viva, quella fatta dalle persone, di dar loto voce e forma e di inquadrare l’esperienza fiorentina nella storia nazionale. Un libro dalla gestazione lunga e dolorosa (tanti i capitoli mandati avanti e indietro da Firenze a Londra e viceversa) per spiegare non solo gli avvenimenti, ma il sentire di certi anni.

Il capannone dell’Osmannoro sabato era pieno di gente: ferrovieri, operai delle ferrovie, ma anche tanta gente che aveva avuto notizia del libro dall’Informatore Coop o dal semplice passaparola. Ne sono state vendute più di 250 copie, un numero in cui non speravamo (i soldi andranno al dopolavoro ferroviario). La manifestazione aveva anche un altro scopo: quello di creare, nello spazio della vecchia officina di Porta al Prato, dove sorgerà il Parco della Musica, un monumento agli operai che morirono durante il bombardamento della Fabbrica (molti di quelli che sopravvissero, si unirono poi alle formazioni partigiane) e di lasciare memoria storica di un pezzo importante della città nel centro cittadino.

Sabato è stato un bel momento di politica vera, quella fatta dalla gente che si spende in prima persona, che si emoziona e che ci crede. Si è parlato di memoria che è “coscienza del mutamento”. quindi mattone per il futuro, ma anche di lavoro, come “costruzione dell’identità”  e del precariato come nuovo strumento di controllo e coercizione dei poteri sui liberi cittadini (questi i temi dell’efficace e lucido intervento del prof. Iacono).

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Parla un rappresentante del comitato “Storia e Memoria”

Vi lascio con qualche cartolina che è stata letta sabato, tratta dal libro, per darvi l’idea del clima:

 

“Madonna, una volta con il cappellano Don Renzo Forconi ci fu una leticata! Perché lui diceva che l’unità sindacale voleva dire servire tutti i lavoratori, su un piatto d’argento, al partito comunista.

Poi però s’era amici, perché era una brava persona. Tanto i meglio amici dei preti son sempre i comunisti”. 

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