Siamo tutti suicidi.

Noi che siamo sopravvissuti per caso, noi che abbiamo trovato forza nei libri, nello sport, in una qualsiasi passione.

Noi che magari abbiamo avuto un parente, un amico, un insegnate comprensivo.

Noi che,  il dolore di essere presi in giro e picchiati tutti i santi giorni quando ancora non hai la forza di reagire, di essere esclusi dal gruppo perché ‘diversi’ (magari prima che noi stessi ammettessimo di esserlo), noi che quell’adolescenza fragile ce la siamo lasciata alle spalle (magari con qualche cicatrice), siamo tutti ogni ragazz* che ha deciso di impiccarsi, di buttarsi di sotto, di avvelenarsi.

Io ci ho pensato tante volte alle medie e al ginnasio, dopo anni di umiliazioni, botte, prese in giro a spese mie e dei miei genitori, ad ammazzarmi; poi ho sempre pensato che questa soddisfazione a quei trogloditi ipocriti (così chiamavo i miei compagni di classe, i miei insegnanti che non capivano o facevano finta di non capire, i genitori dei miei compagni di classe -i peggiori di tutti, i più colpevoli) non gliel’avrei data. Sono stata (forse lo sono ancora) con i miei genitori, con il mondo.

Soprattutto sono furiosa con le istituzioni brave solo a strillare, a fare le prefiche e poi a non garantirmi ciò che mi spetta: di essere un cittadino o una cittadina come gli altri. Perché se una società certe cose non le capisce (ad esempio che poco importa il sesso della persona che ami), tu, Stato, glielo devi far capire: dando a tutti pari diritti, insegnando che la diversità esiste in campo sessuale, come esiste nel colore degli occhi, dei capelli, della pelle, del tono della voce. Capita.

E poi, sì, è necessario anche punire chi si ostina a discriminare; ma non è ragionevole pensare che con la sola punizione si sconfigga l’ignoranza.

Certo, in Italia c’è sempre qualcosa di più importante che i diritti delle persone LGBT+. Povera illusa che sono, anche quando moriamo rimaniamo cittadini di serie B.

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One thought on “Siamo tutti suicidi.

  1. Nei miei vari “ruoli”, sono convinta di non aver discriminato e persino essermi impegnata quanto potevo a favore dell’uguaglianza delle persone e la partià dei diritti. Ma quando so di questi suicidi, mi sento colevole…

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