Pride London Style

Appuntamento consueto (ormai da tre anni) con il Pride londinese, col nostro piccolo, ma agguerrito!, gruppo di SEL Uk.
Il Pride londinese ha un’atmosfera molto diversa rispetto a quelli italiani, che forse riflette un po’ la differenza nella mentalità dei due paesi.

Pur nell’aria di festa, il Pride inglese ha più l’aspetto di una manifestazione di protesta: c’è qualche carro, ma non moltissimi, l’accompagnamento  musicale è scandito da qualche gruppo di percussionisti, ma niente più. L’altra particolarità è che qua, riflettendo la struttura a ‘sindacato’ che ha il movimento gay, a farla da padrone sono i gruppi queer delle grandi industrie(sopratutto i colossi dei servizi legali, finanziari e tecnologici, ma anche multinazionali alimentari, colossi dell’abbigliamento) e poi i vari lavoratori (dai poliziotti, ai medici, ai lavoratoti di servizi specificamente rivolti alla comunità LGBT+); poi vengono i volontari, primi fra tutti quelli della più grande charity LGB, Stonewall, ma anche di settori disparati, come quelli che si occupano dell’aiuto alle anziani o dei canili e gattili londinesi (c’è sempre una grande presenza a quattro zampe, che mette tanta allegria); infine marciano associazioni di vario tipo, prima fra tutti il sindacato degli studenti londinesi e qualche sparuta associazione politica (noi e i socialists). Certo, ci sono le drag queen, i fan del leather e del S&M, ma tutto ha una connotazione molto politica e meno carnascialesca (e a me non dispiace).

Il Pride è molto più… veloce, in meno di tre ore si copre la distanza fra Baker street e Trafalgar Square, quasi senza intoppi. Qui le manifestazioni in genere sono molto più rigidamente organizzate, si marcia dentro le transenne (cosa che a me non piace molto, mi fa l’effetto ‘scimmie in gabbia’), per proteggere i manifestanti sia da eventuali attacchi che da automobilisti incontrollati (e non ultimo, per limitare il numero di agenti a sorvegliare la manifestazione). Ai lati delle transenne, supporter e curiosi ci guardano sfilare, fotografano, si fanno riempire di adesivi e omaggi.

Quello che cambia più di tutti è l’atmosfera: in Italia il pride è più una festa che una rivendicazione, si dà più importanza all’aspetto queer (anche quando questo non è espressione di un’identità, ma è gioco) e meno alle rivendicazioni più strettamente politiche, l’atmosfera è più rilassata, forse più giocosa; in Inghilterra è tutto più compassato, più concentrato sul messaggio e sulle rivendicazioni (quest’anno è stato un Pride allegro, visto i grandi passi avanti sulla legislazione matrimoniale). Ci sono pro e contro da entrambe le situazioni e se agli inglesi potremmo portare un po’ di allegria in più, forse noi potremmo imparare ad avere manifestazioni più organizzate e più incisive.

Certo la diversa impostazione del Pride riflette la diversa attitudine culturale nei confronti della comunità LGBT+ nei due paesi, in Italia c’è ancora bisogno di gridare fuori la propria diversità, anche perché troppo spesso le nostre associazioni non agiscono in modo efficace a livello politico; in Inghilterra il movimento LGBT+ ha ottenuto negli anni enormi successi, per i quali, almeno a livello di legislazione, i cittadini non eterosessuali sono garantiti quasi come (e quando passerà il Marriage Equality Bill la parità sarà ancora più vicina) i cittadini eterosessuali e si tratta perlopiù di mantenere i diritti conquistati e cercare di spingere le altre nazioni (almeno quelle europee) a fare altrettanto (quest’anno il focus internazionale era la Russia, viste le leggi repressive varate di recente; è curioso che tra i cartelli internazionali che inneggiavano al matrimonio, tra tutte le lingue europee mancasse proprio l’italiano).

 

Trovate qui un paio di foto:

http://instagram.com/p/bJvD_7JRV1/

http://instagram.com/p/bJQgXzJRXB/

 

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