26/27 maggio 1993–26/27 maggio 2013

Di quel giorno vent’anni fa ricordo poco: mio padre e mia madre che parlottavano in cucina, commentando la notizia alla radio. Mio padre probabilmente aveva saputo la notizia in nottata, all’epoca insegnava ancora ai corsi serali a Firenze.
Mi ricordo una sottile paura per quello che era successo e il dolore, come a scuola cercavano di spiegarci cosa fosse accaduto, il minuto di silenzio per le vittime. A noi bambini aveva soprattutto fatto grande impressione che tra i morti ci fossero due bambine, due bambine come noi, Nadia e Caterina.

C’è voluto tempo, c’è voluto di crescere per capire che cosa fosse successo, anche se forse i responsabili e i perché non sono ancora tutti alla luce del sole.

La mia città è guarita, di quell’attentato non ci sono più i segni sulle ura della chiesetta dei Georgofili o agli Uffizi; quelle cinque vite, però, sono perse nel tempo.

Se passate in città, fate caso alle foto che sono state disseminate per il centro (ce n’è una, dolorosissima, proprio nel sottopassaggio di Santa Maria Novella).
Impariamo a non dimenticare.

A Nadia (vittima dei Georgofili)

Com’eri,

come sei,

bambina,

polvere e ceneri.

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