L’importanza della buona compagnia

Mi piaceva condividere con voi una riflessione che facevo ieri sera, leggendo un interessante saggio sulla condizione omosessuale nell’Italia di oggi (trattasi di Citizen Gay, di Lingiardi). Tra varie testimonianze letterarie di travaglio interiore riguardo all’accettazione della propria omosessualità, veniva citata la lettera di Pasolini a Silvana Mauri (citata a p.53) dove Pasolini parla della propria omosessualità e del relativo travaglio interiore. Ecco, volevo condividere con voi quanto stralci di diario come questo o lettere come quella citata siano importanti non solo per la ricostruzione di una biografia e di una persona, ma abbiano il potere, secondo me dirompente, di aiutare chi scopra e cerchi di venire a patti con una forma di sessualità che tutt’ora la società non accetta. Penso a quanto sia stato importante per me (e mi cito proprio perché non sono un’eccezione), avere scritti come questi accanto nella fase delicata dell’adolescenza o della pre-adolescenza in cui si ha più bisogno di conferme e rassicurazioni, specie quando si affronta qualcosa che sembra tanto più grande di noi e ci si sente (e spesso si è) drammaticamente soli e confusi. Spesso si vuole un orecchio, un abbraccio, una rassicurazione che in fondo i nostri turbamenti sono unici, come lo è ogni persona, ma non sono niente che qualcuno prima di noi non abbia già vissuto. Spesso, per vergogna, per paura del rifiuto, per timidezza o reale mancanza di contatti ‘sicuri’ non c’è nessuno attorno a cui fare quelle domande.

Ecco, per me è (stato) un classico più vicino di molti altri, non solo per la dirompente forza letteraria e la sublimità della lingua, ma anche per questa tremenda lucidità e vicinanza del sentire. É (stato) un grande amico, uno di quelli che ti aiutano quando hai un bisogno vero e forte. Poi ho consigliato di fare lo stesso, quando, da adulta, ho cominciato ad aiutare chi attraversava quel passaggio e aveva bisogno di aiuto. Ecco, ci pensavo da un po’ a questo, anche quando si parlava del fatto che fosse giusto o meno pubblicare documenti inediti, privati o comunque non pubblicati in vita dall’autore.

Per chi non avesse presente il testo, godetevelo nell’interpretazione di Filippo Timi:

(Riposto questa mia riflessione, ispirata dalla ri-lettura via Facebook di una porzione dei ‘Quaderni Rossi’)

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