Omofobia e linguaggio.

Le esperienze omofobiche spesso avvengono in un contesto socio-culturale indifferente o addirittura collusivo (cioè caratterizzato da una tolleranza strisciante, quasi connivente, ma non esplicitata), e su chi ne rimane vittima hanno un impatto affettivo molto forte che trascende l’evento in sé.

 

V. Lingiardi, Citizen gay p.76

Questa è la storia di qualsiasi persona omosessuale: quante volte, magari anche con tono ‘scherzoso’ ci siamo sentiti dare del ‘frocio’, del ‘finocchio’, della ‘lesbica’ e nessuno attorno a noi ha mai manifestato solidarietà? Al massimo un sorrisetto, un ‘lascia perdere’. E questo è un modo molto manifesto di offendere.

Pensate a tutte quelle situazioni in cui le allusioni fatte sono più subdole, in cui si tirano fuori argomenti come ‘in fondo i gay sono una casta’, ‘essere gay è un po’ una moda’, ‘oggi dichiararsi gay fa comodo’. A molti di voi queste potrebbero sembrare frasi innocenti, magari dette con leggerezza, ma non sono diverse da gridare in faccia ad una persona che è solo ‘una checca’. Certo, sono forme di offesa più subdole perché non usano parolacce, perché danno quasi una parvenza di argomentazione razionale. Ma, per usare una metafora cara in casa mia, come un fascista rimane un fascista anche quando molla il moschetto e mette la cravatta, così un omofobo rimane un omofobo anche quando si nasconde dietro un linguaggio apparentemente neutro.

Pensate alle volte, magari proprio su un blog o su un social network, che avete letto frasi del genere indirizzate contro qualcuno e siete rimasti serenamente a guardare o magari avete pure sorriso, pensando ‘in fondo chi dice questo non ha proprio tutti i torti’. Immaginate se toccasse a voi, perché magari avete i capelli neri, che qualcuno vi additi dicendo che ‘voi avete la vita facile perché siete neri di capelli, tutti vi rendono la vita facile per compassione’, quando ogni giorno dovete rivendicare il vostro diritto ad avere i capelli neri e non volerli tingere, quando vi trovate in mezzo a una società in cui tutti hanno i capelli biondi e vi guardano strano. Come vi sentireste se intorno a voi nessuno alzasse un dito, se per l’ennesima volta non ci fosse nessuno pronto a dire a chi vi accusa che no, avere i capelli neri non è un vantaggio, che uno ha il colore di capelli che gli tocca e non c’è niente di male.

Pensate alla solitudine, alle solitudini, che una persona gay sperimenta molto spesso e a quanto possa far male vivere in una società e in uno stato che non censura comportamenti omofobi, ma che anzi, anche solo col silenzio, tacitamente li approva.

Pensateci.

 

 

(Torno su un libro già citato, la cui lettura sta procedendo a rilento perché molto dolorosa, come tutte le cose nelle quali ci si rispecchia.)

 

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