Le parole svuotate.

C’è una pratica molto diffusa su Internet (ma non solo), che mi fa imbestialire: la pratica delle citazioni senza attribuzione o peggio ancora con attribuzione falsa. Il caso di bufala ricorrente più famosa è forse la poesia “Prima vennero…” che, in differenti versioni, ogni anno viene attribuita a vari autori, Brecht in primis (quando basterebbe un rapido giro su Wikipedia per controllare). Succede un po’ per tutte le citazioni di persone famose, che spesso addirittura vengono mal interpretate o storpiate (a volte si rasenta il ridicolo delle Non-citazioni di Nonciclopedia).
Le parole, dunque, si svuotano, perdono paternità, contesto e significato.
D’altronde questa è una tendenza generale, basti vedere il recente caso di Battiato e della sua uscita volgare, alla quale si sono levati da una parte cori bigotti e accuse di maschilismo, dall’altra i difensori della libertà di espressione e di dire le cose chiare. Mi sembra che a molti sia sfuggito un punto fondamentale: il turpiloquio in politica è stato ampiamente sdoganato (guardare chi ha preso il 20% di voti a forza di ‘vaffanculo’), tanto da diventare forse il linguaggio politico prevalente, che abbassa ulteriormente il tono della politica . Il turpiloquio non ha più nessuna valenza di scandalo, di sconvolgimento, non è più un atto di ribellione nei confronti della politica e della società.
Ecco, Battiato ha sbagliato non nel dire una parolaccia, ma nell’adeguarsi a questo livello bassissimo.  Una persona che scrive testi ermetici e che spesso hanno bisogno di un’esegesi alessandrina, poteva benissimo esprimere lo stesso concetto in modo altrettanto efficace (o forse di più), in modo non volgare e intelligente; stava parlando come rappresentante istituzionale, non al bar con gli amici. Mostrando che la buona politica passa anche dalla nobiltà del registro. 

Le parole hanno un peso e la nostra lingua è ricca: usiamola.

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