Recensione: Pasolini’s Last Words (British Film Institute London, 27th Gay and Lesbian Film Festival)

Recensione: Pasolini’s Last Words (British Film Institute London, 27th Gay and Lesbian Film Festival)

 

Titolo: Pasolini’s Last Words

Regista: Cathy Lee Crane

Anno: 2012

 

Il documentario Pasolini’s Last words (2012), ideato e diretto da Cathy Lee Crane, vuole essere (parola dell’autrice) una ‘biografia del pensiero di Pasolini nel suo ultimo anno di vita’.

Il documentario dura un’ora ed è diviso in circa dieci sezioni tematiche, ognuna ispirata alla traduzione del titolo di un articolo di Lettere Luterane o di Scritti Corsari.

Si comincia con una parte della Divina Mimesis, recitata da un attore nell’acquitrinio dell’Idroscalo; si passa brevemente alla ricostruzione del delitto utilizzando le immagini di Ostia dei Coil. La scena poi passa ad Accattone: contrastando le immagini del film con girati nuovi, nei quali giovani attori americani cercano di imitare la gestualità dei non-attori di Accattone.

La pellicola si sviluppa intervallando filmati di archivio, spezzoni di film e girati originali che si relazionano (non solo come tema, ma anche nella spazialità dello schermo) con i film pasoliniani. Si passa così dalle immagini dei funerali da Salò, accompagnato dalla lettura di alcuni testi critici di Pasolini, alle immagini del suo funerale, dai nudi di Pedriali a spezzoni de La Forma delle Città (con inserzione delle animazioni di Toffolo), fino a estratti dell’ultima intervista filmata di Pasolini, alle foto del suo cadavere. La seconda parte del documentario è tutta concentrata su Petrolio, del quale Cathy Lee Crane ha tentato di immaginare alcuni Appunti, compreso Lampi sull’Eni, intervallandoli con girati d’archivio sulla Strategia della Tensione. Il cerchio si chiude tornando all’Idroscalo e la chiusura è nuovamente affidata ai versi della Divina Mimesis.

 

Il documentario è interessante, anche se non completamente efficace. La prima parte è, a mio avviso, molto più interessante e ben fatta della seconda. L’idea di rendere la mutazione antropologica attraverso l’impossibilità di riprodurre la gestualità di Accattone (leggendo la citazione di Pasolini ‘se volessi girare nuovamente Accattone oggi, non potrei farlo…) è azzeccata e anche coinvolgente. L’utilizzo del linguaggio del corpo, che per ammissione stessa dell’autrice è ciò che nei film di Pasolini l’attira di più, offre spunti interessanti sull’enigma che questo linguaggio rappresenta soprattutto per un pubblico non italiano. Ancora più potente è la sezione dedicata a Salò, accompagnata da una buona selezione di testi originali, dove a spezzoni del film e del documentario sulla sua lavorazione è intervallato un girato di Lee Crane con protagonista una modella, trattata come una bambola, che ripercorre simbolicamente alcuni momenti del film (l’arrivo alla Villa, girato sullo stesso set; il suicidio della pianista). Suscita commozione la rielaborazione dei girati d’archivio sul funerale; mentre ho trovato di dubbio effetto il trattamento delle foto di Pedriali, usate per sottolineare la queerness pasoliniana, ma che rallentano troppo un video molto dinamico (è interessante, in ogni caso, il concetto di Pasolini come autore queer, cioè diverso da tutto e da tutti, solo, isolato).
La seconda parte, invece, è meno riuscita. Prima di tutto perché non aiuta lo spettatore che non sia familiare con Petrolio (non ne viene data nessun tipo di contestualizzazione, sono citati i titoli degli Appunti, ma poco o niente del loro testo), secondo perché la riproduzione di scene che pur si prestano bene ad una rielaborazione cinematografica (come lo sdoppiamento di Carlo), sono girate in modo non filologico. Soprattutto il tentativo di visualizzare il processo creativo della stesura dell’Appunto 21, attraverso la sovrapposizione di un attore che blatera frasi sconnesse e nell’altra metà dello schermo, spezzoni sul funzionamento di una base petrolifera, sembra fuori contesto e non rievoca neppure lontanamente l’immagine di Pasolini a lavoro. Allo stesso modo, l’accostamento di Petrolio alle sequenze delle stragi (cominciando con Piazza Fontana) delle quali sono ricordati i luoghi, ma non le date, il tutto accompagnato da stralci di articoli pasoliniani, semplifica troppo il contesto politico e genera confusione (come è poi stato rivelato dagli spettatori durante la discussione) in un pubblico che non conosca bene la storia del periodo. É molto efficace la chiusa, di nuova all’Idroscalo, di nuovo coi versi della Divina Mimesis (che in traduzione inglese perde molto della bellezza originaria). Durante i titoli di coda, sulla sagoma in bianco e nero di Pasolini sono proiettate immagini dal Vangelo secondo Matteo.

Complessivamente il lavoro è interessante e offre spunti di riflessione e sono molto ben riusciti i tentativi di mostrare l’attualità del pensiero pasoliniano; tuttavia a volte pare esserci un’eccessiva schematizzazione (se non un fraintendimento) di alcune parti dell’opera di Pasolini.

 

La regista era presente alla proiezione e si è fermato per uno scambio con il pubblico. Ha spiegato che si è accostata a Pasolini tramite un’intervista dove l’autore nomina Petrolio (non ha specificato quale). Cathy Lee Crane definisce Pasolini enigmatico e pensa che ciò che interessa di più a lei, in quanto americana, sia proprio la feroce e lucida critica ai sistemi del capitalismo. Definisce Pasolini queer perché difficile da contenere o da possedere (‘it’s hard to contain him, to own him‘), perché Pasolini si pone al di fuori di ogni tipo di assimilazione (‘he is queer because he is outside of any kind of assimilation‘). Per lei Pasolini non è fonte di ispirazione, ma di mistero, soprattutto per il suo uso della macchina da presa. Concludendo su cosa possa dire Pasolini al movimento omosessuale oggi, la regista ha concluso che, sebbene l’autore non si sia mai schierato dalla parte del movimento LGBT+, tuttavia con le sue opere e la sua vita ha lasciato ugualmente un messaggio fondamentale a proposito dell’unicità, dell’incontenibilità (‘we are uncountable‘) e della diversità dell’essere queer (‘he taught us to be as diverse as possible‘).

 

 

Trailer: http://vimeo.com/52819837 (Trigger Warning: contiene spezzoni di archivio sul delitto Pasolini).

Intervista della regista sul documentario: http://www.nouveaucinema.ca/en/video/307

Sito web della regista: http://cathyleecrane.com/

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