Maestri (prova di ritratto)

Oggi sono tornata a insegnare dopo la Reading Week. Andando a lavoro pensavo alla lezione e ai miei maestri, a come sono stata fortunata.
Lunedì uscirà il mio Favola Triste, lo vorrei dedicare a uni di loro, Giuseppe dagli occhi grigi. Giuseppe che per tre anni di liceo è stato solo ‘prof.’ o ‘padre B.’ (ho fatto il liceo pubblico, ma lui era un padre scolopio). Giuseppe di Matera ci insegnava greco: era rigido e puntiglioso nella grammatica e nella sintassi come nei voti. Giuseppe, però, si commuoveva sul dolore di Achille e diventava lui stesso Odisseo. Ci faceva recitare le Siracusane o Aristofane in dialetto. Fu lui a regalarmi le sue fotocopie del Vantone e dell’Orestea per farmi capire cosa sia un traduzione viva; da qualche parte ho le fotocopie dei lirici di Quasimodo. Giuseppe che in gita sembrava un altro, sempre pronto a ridere o a prendere il pallone, tornando ragazzo, tirando mattina a giocare a carte. Era il prof. dagli occhi belli, di cui almeno due-tre persone all’anno si innamoravano per il bel viso e quel fascino da Principe di Salina.
Sono andata a trovarlo un paio di volte durante l’università: pensionato, continuava a insegnare in una scuola privata, a studiare, a leggere. “Sono vecchio, ho lacrime senili” mi diceva, esortandomi a studiare e a viaggiare. Era dimagrito, forse un po’ più gobbo.
Come succede spesso ho perso i contatti, non credo abiti più nello stesso convento. L’impronta delle sue dita, però, è rimasta nella mia anima.
Ecco, Favola triste è scritto per lui.

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