Il Peso delle Parole: frocio e compagnia cantante.

Stamani ho avuto uno scambio che mi ha fatto riflettere (è sinceramente bello riuscire ogni tanto ad avere discussioni stimolanti), sull’utilizzo del termine ‘frocio’ e affini. Si parlava del libro di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti “Frocio e basta” (dove il ‘frocio’ in questione è Pasolini). L’intento provocatorio mi sembra evidente (il libro prende in giro la lettura dell’autore e del suo assassinio che dà una buona parte dell’opinione pubblica) e proprio per questo penso che sia un titolo che fa il suo lavoro, ma mi è stato fatto notare che per altri è eccessivo e offensivo.

Ovviamente frocio è un termine dispregiativo e su questo non c’è dubbio e per questo, però, sono convinta che vada ‘esorcizzato’ e non censurato (così come checca, moscio..ci ricordiamo il catalogo che ne fece Vendola a “Vieni via con me“). Perché ‘frocio’ indica una realtà: quella dell’omofobia e dell’ignoranza, del perbenismo e è per questo che fa male; allora, secondo me, il modo migliore è svuotare gli insulti del loro significato, perché no, anche scherzandoci su (cosa che nella comunità omosessuale viene fatto ormai comunemente) in modo che di questa e di mille altre brutte parole rimanga evidente una sola cosa: la stigma a carico di chi li usa. Levare gli scudi, usando eufemismi, usando sempre il politically-correct ha l’effetto controproducente di nascondere, perché quando tutti usano il termine ‘gay’ o ‘omosessuale’ è più difficile capire chi lo fa comunque storcendo il naso, in un certo senso il linguaggio pulito dà una protezione ai sentimenti più meschini (e vivendo in UK, la patria del linguaggio corretto e dell’ipocrisia, sperimento questo processo tutti i giorni).

p.s. Noi lesbiche siamo davvero fortunate, ché, di solito, siamo lesbiche e basta sempre (forse perché per tanto tempo siamo state semplicemente invisibili). E per favore, con me non usate termini à la page come ‘donna omosessuale’ (perché ‘omosessuale’è un termine con un genere? ma di questo ne parlerò un’altra volta) o ‘(donna) gay’. Io sono lesbica e ne vado fiera.

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