Idroscalo [Ostia, 30 dicembre].

Ieri è stata una bellissima giornata, moglie, Nagori Yuki ed io ci siamo concesse una bella gita in macchina (la versione corretta sarebbe “ho insistito per più di un mese con moglie perché mi portasse a vedere Ostia Antica: ‘dai, dai, dai…non mi va di stare chiusa a Latina, dai’ “).

Il resoconto della gita comico-archeologica (ché con moglie il divertimento è sempre assicurato) ve lo faccio appena ho sviluppato le foto, ma vi volevo lasciare con un piccolo pensiero, qui sotto.

Siamo passate all’Idroscalo. Era tanto che volevo farlo, ma in quasi cinque anni di frequentazione romana, non si era mai presentata l’occasione perché di solito ci muoviamo solo coi mezzi, per un po’ di pigrizia, perché non mi piace imporre agli altri i miei rituali laici né pretendo che li capiscano.

La giornata era splendida, un sole che abbagliava gli occhi, specie per me ormai abituata alla landa delle nebbie perenni. Mi ero scordata di come la generosa luce italiana rende gioioso ogni filo d’erba, ogni canna, persino la strada. Quindi essee all’Idroscalo (ora parco letterario) con quel sole forte, quella luce, mi sembrava quasi creasse un’allegria fuori luogo, togliesse al posto lo squallore del suo contesto. Dentro di me mi ero preparata a recitarmi mentalmente qualcosa, per imprimere meglio nella memoria le emozioni che mi passavano per la testa, ma non sono riuscita a pensare ad altro che a quel sorriso del cielo chiarissimo. Così si potrebbe dipingere il kleos degli uomini eccezionali, il bagliore che vive nell’immortalità delle opere e delle parole, che rimane sempre e infonde anche il luogo di morte.

Con questa certezza, il vaso di Pandora delle brutte emozioni si è svuotato, ed è rimasta solo la speranza e l’affetto che si prova (che provo io, almeno) per certi Scrittori (poeti, romanzieri, filosofi, pensatori…tutti accomunati da quella ‘s’ maiuscola) che ti accompagnano durante il tuo percorso di vita e ti rimangono accanto come zii pazienti, sempre pronti con il loro abbraccio letterario, con la lucidità delle parole.

Ecco, per me Pier Paolo è uno di questi, perché le sue parole mi hanno aiutato a trovare la mia strada, fin da quando (avevo dieci-undici anni), mio padre mi mise in mano Ragazzi di vita e Le Ceneri di Gramsci, ed è tra le sue parole che mi perdo quando ho bisogno di riflettere senza sentirmi sola.

Mi è sembrato il miglior modo di chiudere questo 2012.

30 dicembre

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