Assoluti letterari?

Scrivo qui questa breve riflessione, per evitare di dare risposte un po’ sgarbate in un altri spazi.

Odio che troppo spesso l’amore per un autore si trasformi in santino assoluto, che siano i lettori post mortem a decretarne questo stato sacrale o che sia l’autore stesso, con grande caduta di stile e svelamento di un ego smisurato. Non mi piacciono i discorsi dove un solo autore è eletto a profeta, vate, bibbia, unico assoluto detentore della verità.

Io odio gli assoluti: nessuno scrittore nasce da solo, senza le influenze di altri scrittori, della storia, dei contasti, della propria vita etc.

Credo che definire uno scrittore ‘unico detentore della verità’, ‘unico lume da seguire’ sia un’offesa alla natura stesse dell’uomo e dello scrittore (e per certi scrittori, anche un’offesa alla loro personalità).

Ci sono vari scrittori che sono stati particolarmente illuminati, che hanno scritto parole così valide e forti che magari dopo secoli ti scuotono le vene dei polsi, ci sono scrittori che hanno avuto un’analisi così lucida e profonda che le loro parole hanno descritto dei processi che si sono poi mostrati con forza decenni dopo.

Nessuno di questi, però, può essere la Bibbia, perché sono tutti unici e quindi diversi, ecco. E quando sento certe parole integraliste, mi sembra che al fondo ci sia una grande incomprensione: uno scrittore non è una squadra di calcio, né una fede.

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