Di giornali, pressapochismo e altro

Come forse avete notato se leggete Repubblica (o circolare parecchio su Facebook), domenica scorsa l’inserto culturale del giornale ci ha deliziato di un articolo a firma di Elena Stancanelli (scrittrice) sul mondo delle fanfiction.

O meglio, l’articolo sembrava essere sulle fanfiction, quando in realtà era un tentativo di pamphlet polemico su tutta una certa cultura (o sub-cultura, adottando l’approccio della giornalista) legata a Internet e alle `opere dei fan’ (cioè qualsiasi espressione personale -dalla fanfiction, al cosplay, allla fan-art), create come passatempo e senza scopo di lucro.

Delle inesattezze e dei pregiudizi di tale articolo riguardo ad un fenomeno di massa (molto sottovalutato in Italia, ma tenuto in grande considerazione in altri paesi, soprattutto nel mondo anglosassone) si è molto discusso sul web (se avete voglia, vi consiglio questo post http://liutprandodixit.blogspot.co.uk/2012/05/cose-dellaltro-stagno-cara-repubblica.html ), io vorrei concentrarmi su un’altra cosa che mi ha fatto avere un travaso di bile: il pressapochismo.

Come ricercatrice, mi viene chiesta la massima precisione possibile nel mio lavoro, anche se, ad andarmi bene, lo leggeranno dieci persone al mondo; come filologa ho il dovere di controllare le mie fonti, di citarle esattamente…insomma non posso mica raccontare che Cicerone ha detto `mi piace la cacca’ quando in realtà ha detto `mi piace il cocco’: non è irrilevante.

Non penso che la precisione e l’onestà intellettuale siano una virtù dei filologi, credo che siano inerenti a qualsiasi professione, tanto più quando il tuo compito è quello di informare, soprattutto un pubblico che probabilmente di una cosa non ha mai sentito parlare (e vale per gli articoli di cultura, ma ancora di più per quelli di politica, cronaca etc.) e sulla quale probabilmente  il lettore non avrà tempo/voglia di informarsi ulteriormente. Eppure sembra che siano in pochi i giornalisti/scribacchini di giornali che si fanno qualche scrupolo di coscienza.

La cosa che mi fa ancora più arrabbiare è che, specie su un argomento di cultura, ora come ora informarsi è molto facile: google search è tuo amico, wikipedia può essere inaccurata, ma sempre meno di andare `per sentito dire’. Come fai a informare gli altri, se non ti informi per primo? (e non c’è nessuna ironia socratica in questo).

E per altro, visto che molte informazioni ormai sono disponibili a tutti, sarebbe bene informarsi prima di scrivere almeno per evitare una figura misera.

(grazie al tam-tam di facebook è stata preparata una lettera in risposta all’articolo che conto più di 170 firme. Se fossimo tutti più attivi sulle questioni più pressanti forse riusciremmo a smuovere un po’ la situazione politica. Lo sapete che mi piace illudermi)

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