Pensieri : Hajj: journey to the heart of Islam (British Museum, you did it wrong)

Premessa: sono andata a vedere questa mostra spinta dal desiderio di conoscere. L’Islam è una realtà che conosco sommariamente, attraverso letture, viaggi (in Israele e Turchia) ed i miei , amici fatti in Italia e in Inghilterra e il volontariato in iniziative per il dialogo israelo-palestinese.

Le mie esperienze pregresse non mi hanno lasciato un’esperienza molto positiva, per questo ho accolto con curiosità ed entusiasmo la mostra offerta dal British Museum sul pellegrinaggio alla Mecca come un’occasione per scoprire qualcosa di nuova (tutte le forme di spiritualità sono per me molto interessanti).

Invece, la mostra si è rivelata una delusione su tutti i fronti. Quello che ha colpiti prima di entrare (a me e ad i miei amici) è che mentre ci aspettavamo il solito pubblico misto di queste occasioni, il 90% del pubblico era musulmano (al punto che ho attirato non pochi sguardi per il fatto di non portare il velo e la cosa mi ha messo a disagio).

La mostra era orrenda: pochissimi oggetti (molti moderni e di scarso valore), didascalie degne di un sussidiario di infima qualità che nulla aggiungevano a quanto già sapevamo (e molto spesso erano imprecise ed erronee). Nulla su argomenti possibilmente controversi come le origini del pellegrinaggio alla Mecca, il ruolo delle donne nell’Islam etc. In bella mostra, le foto dei pellegrini dalla striscia di Gaza (con la caption `non sanno se ritorneranno’ e solo piccolissimo sotto la menzione che quel commento è in realtà parte del rituale del pellegrinaggio).

Ad aggiungere alla poca qualità della mostra, un doppio trattamento: ci era stato detto di spengere i telefonini e non fare foto, ma nessuno all’interno della mostra ha osato far notare a chi – identificabile come musulmano- fotografasse o addirttura parlasse al cellulare (mentre la signora inglese che si è azzardata a rispondere ad un sms è stata prontamente ammonita). Insomma, l’impressione generale è stata quella del `due pesi, due misure’.

Questo mi lascia con una grande amarezza e con la considerazione che quella pensavo fosse soprattutto usanza italica, lo è anche altrove: di avere un certo occhio di riguardo per quelli che vengono generalizzati come `islamici’. A me hanno insegnato che le regole di convivenza civile si rispettano e valgono per tutti; mi sembra che sia invalsa, invece, la pratica che le regole valgono per alcuni, ma per altri no. Sbaglierò io, ma il motivo mi è chiaro: da parte dei governi perchè `quelli col petrolio è bene tenerseli buoni’, da parte della gente e di talune istituzioni perchè c’è nei confronti dei paesi islamici da una parte un complesso di colpa `post-colonialista’ (o, per l’Italia, cattolico) e dall’altra la paura di `come potrebbero reagire’. Senza capire che questo atteggiamento è altrettanto deleterio dell’intolleranza e del razzismo, e che, paradossalmente, sono due estremi che si alimentano (se vedo che una persona è trattata diversamente -e meglio di me-, ci vuole un grosso sforzo di razionalità per non fargliene una colpa).

D’altronde è la stessa Londra che, quando l’anno scorso ho riportato un incidente avvenuto all’ora di punta in pieno centro e in zona turistico/universitaria (sono stata presa a male parole e non solo da un gruppo di uomini identificabili dalle vesti e dalle acconciature come musulmani), mi sono sentita rispondere dalla polizia `che ci vuole fare? Loro fanno così.’ (però della puttana me lo sono preso…).

Tutto questo mi lascia un grandissimo senso di delusione (soprattutto per un’istituzione come il British, che ho sempre molto stimato) e di amarezza, perchè episodi di questo tipo non fanno altro che peggiorare la situazione e rendere più difficile l’integrazione tra culture diverse, a discapito di tutte quelle persone dotate di senso critico che, pur nate in una determinata cultura, conoscono e rispettano quella degli altri (a maggior ragione se `gli altri’ è il paese dove vivono, ma sul concetto di reciprocità mi dilungherei troppo).

 

 

Advertisements

One thought on “Pensieri : Hajj: journey to the heart of Islam (British Museum, you did it wrong)

  1. Quoto ogni singola parola! La mostra era piuttosto banale, di mera propaganda filo-islamica. Questa volta il British Museum ha davvero fallito, specialmente se l’intento era quello di storicizzare il pellegrinaggio alla Mecca. Ad esempio non c’era nessun riferimento alle radici pagane del pellegrinaggio, e molto probabilmente (come giustamente fai notare tu, Bea) questo è da ricollegare al fatto che, in ogni stanza, aleggiava, mal celato, il motto “teniamoci buoni i tizi che hanno il petrolio”. Profondo disgusto e amarezza per l’ennesima storpiatura dell’idea di tolleranza e civiltà.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s