Nocturnales 19

Poussière et immortalité

Je méprise la poussière qui me compose et qui vous parle; on pourra la persécuter et faire mourir cette poussière. Mais je défie que l’on m’arrache cette vie indépendante que je me suis donnée dans les siècles et dans les cieux.

Louis Antoine Saint-Just, Fragments
Il pomeriggio era stato produttivo. Henriette si era divertita con Marianne, almeno con lei poteva parlare di politica liberamente, senza allarmare Babet né incorrere nelle furie di Éléonore.
E almeno con lei aveva potuto rendersi conto di come stessero veramente le cose e che l’inquietudine che aveva percepito in quei giorni era giustificata.  Si affrettò al punto di ritrovo con l’amica, impaurita di averla fatta aspettare troppo: fu sollevata quando la vide in compagnia di Philippe.
“Henriette.” Suo fratello la baciò su entrambe le guance e la strinse a sé forte: c’erano tracce di lacrime sul suo volto.
“Io adesso devo andare alla Convenzione. Voi, per favore, andate a casa. Babet ti spiegherà tutto.” Henriette guardò l’amica. “Capirai che in momenti come questo è necessario metter da parte i rancori personali.” Continuò lui. “Adieu, mes chéres.” Babet lo afferrò per dargli ancora un bacio.
“Allora, cosa deve succedere di così tremendo stasera?” chiese curiosa, prendendo l’amica sotto braccio.
“C’é che tuo fratello si preoccupa troppo. Viene Antoine a cena a casa nostra.”
“Philippe avrebbe potuto dirmelo.” Rispose piccata Henriette. “L’unica tragedia è che dovremmo sperare che tua madre abbia qualcosa da prestarci, in casa non c’é praticamente niente visto quanto poco ci siamo state negli ultimi giorni.”
“Spero che abbia una soluzione… altrimenti non saprei davvero cosa inventare.. E temo che la casa sia un po’ in disordine..ma Philippe sembrava tenerci così tanto e…” Henriette posò una mano sulla spalla dell’amica.
“Ce la caveremo benissimo. Tu vai da tua madre a prendere Philippe e senti se ti può dare una mano, io vedrò se riesco a racimolare qualcosa e poi correrò a casa a sistemare. Non mi aspetto che arrivino prima delle dieci, abbiamo tempo.” Sorrise, cercando di sembrare rassicurante.

***

“Sono sicura che si risolverà tutto.” Sorrise Babet. Se c’era una cosa invidiabile della sua amica, pensò Henriette, era proprio il suo ottimismo sconcertante. Avrebbero dovuto soprannominarla Candida.
La cena era stata molto strana: Antoine aveva accuratamente evitato di parlare di politica, nonostante gli accenni di Philippe. Era stato cortese e persino galante, come non lo avevano visto dai tempi del loro viaggio in Alsazia. Eppure Henriette non aveva potuto fare a meno di notare come quell’allegria fosse artificiale, tradita dalle dita che stuzzicavano costantemente la cravatta, dalla contrazione del volto. Philippe non era meno teso. Alla fine, quando Antoine si era congedato, Philippe aveva dato sfogo alla propria ansia, raccontando in toni talmente blandi cos’era successo ai comitati quel pomeriggio da non giustificare tale stato di inquietudine.
“Philippe, su…” disse, prendendo ancora una volta in braccio il bimbo che aveva ricominciato a piangere. “Scusatemi, cerco di farlo addormentare in camera, credo che le voci lo abbiano svegliato.” Philippe si alzò per dare un bacio alla moglie e al figlio, mentre Henriette distrattamente sparecchiava la tavola.
“Ti devo delle scuse, sorella mia. Spero che la situazione non sia stata troppo imbarazzante per te stasera.” Henriette si sedette vicino al fratello.
“Philippe, io sto bene, davvero. Non sei responsabile delle nostre scelte o dei nostri errori.”
“Adesso sembra quasi che Antoine abbia ragione, che avesse previsto tutto questo. Ora come ora è meglio che non siate fidanzati; ma non posso completamente perdonargli che ti abbia fatto illudere.”
“Philippe, fratello mio, queste sono cose che non ti riguardano.” Sarebbe stato inutile dirgli che lei non si era mai fatta grande illusioni, suo fratello rifiutava di capire che una donna potesse anche soltanto divertirsi. Tuttavia si lasciò scappare un sospiro. “Io so quanto tu e lui siate legati, quanta amicizia ci sia e sarei felice se tra voi tutto tornasse come prima. Avete bisogno l’uno dell’altro. Raccontami come sono andate veramente le cose, ti prometto che non dirò niente a Babet.” Lo sentì sospirare e prendersi la testa fra le mani.
“L’accordo è stato raggiunto, ma a patto di grandi compromessi. Alcune truppe saranno spostate dalle sezioni all’esercito, diminuendo il potere delle sezioni popolari.”
“Quasi tutte favorevoli a voi.”
“Ed in più le cose sono degenerate. Molti colleghi non hanno perdonato a Maximilien il culto dell’Essere Supremo. Lo hanno di nuovo attaccato per l’affare di Catherine Théot.”
“Quella povera pazza che credeva Robespierre fosse il Messiah. Ma insomma, non ci vuole tutta questa raisonper capire che si tratta soltanto di farneticazioni senza senso.”
“In questo momento si attaccherebbero al più stupido dei pretesti pur di attaccarlo.”
“Robespierre sa bene come difendersi. Non è la prima volta che subisce attacchi personali di questa gravità, saprà cavarsela.”
“Maxime è stanco. Ci credi -sembrerebbe uno scherzo- che negli ultimi tempi è molto più facile avere una conversazione pacata con Antoine invece che con lui?”
“La Convenzione gli darà comunque ascolto.”
“Le cose sono cambiate. Il Comitato non è più così popolare, la Convenzione é impaurita, divisa. Molti sono convinti che la Rivoluzione sia andata troppo avanti, altri temono la fine del Terrore, perché conoscono gli eccessi dei quali si sono macchiati.”
“Fouchè. Tallien. Collot. Billaud.”
“Non sapevo che fossi così informata.”
“A forza di stare attorno a voi, si capiscono molte cose. Quindi immagino che il compromesso sia stato formalmente accettato, ma non vi fidiate della buonafede di alcuni membri dei due Comitati.”
“Sarebbe troppo semplice. Sono state fatte richieste molto esplicite ad Antoine su quali argomenti non toccare nel suo rapporto e lui ha giocoforza dovuto accettare. Ma ovviamente Maximilien non era affatto soddisfatto.”
“Lo ha messo in difficoltà di fronte agli altri?”
“Non è così incauto per fortuna. Ma puoi immaginarti il peso sulle spalle di Antoine in questo momento.”
“Pensi che Maximilien potrebbe tentare un’altra via?”
“Isolarsi nuovamente sarebbe un suicidio.”
“Potrebbe essere una strage.” Sospirò Henriette. “Ed Antoine è convinto che Robespierre lo farà.”
“Antoine probabilmente ha molti scrupoli di coscienza.”
“Eppure sei inquieto.”
“Antoine è molto più vicino a Maximilien di me. Se dubita di quello che Maximilien potrebbe fare, ha probabilmente dei motivi seri per farlo, altrimenti si sarebbe tenuto le proprie esitazioni per sé. Almeno stasera lo abbiamo costretto a non pensarci per un’ora, non può permettersi di perdere di lucidità adesso.” Henriette sospirò. Alla luce di quanto suo fratello gli aveva appena detto la conversazione di quella sera le era sembrata ancora più lugubre ed era sempre più convinta che Antoine non avesse smesso di pensare alla situazione neppure per un momento.
“Vai a riposarti un po’ e stai vicino a Babet. É molto più preoccupata di quanto voglia dare a vedere. Ci penso io a riordinare.”Lasciò che suo fratello uscisse prima di sospirare forte. Adesso tutto le era più chiaro, anche ciò che non era stato detto. Antoine aveva fatto la propria scelta: cercare di calmare la situazione politica per poter portare avanti la Rivoluzione… e salvare Maximilien. Non ci sarebbe stato bisogno di nessun compromesso doloroso se Maximilien fosse stato espulso dal Comitato, il che equivaleva a mandarlo a morte. Antoine non lo avrebbe mai fatto. A ben vedere nessuno lo avrebbe fatto, né Philippe, né George, né Augustin, ma alla fine nessuno di loro aveva la stessa influenza sui comitati di Antoine.
D’altronde quella di Antoine era stata una scelta molto rischiosa: a questo punto non solo il destino di Maximilien, ma anche il proprio e quello di tutti i loro amici erano legati al successo del suo discorso. Possibile che Maximilien fosse così testardo da non riuscire a capire che Antoine aveva bisogno del suo appoggio? Henriette provò dolore: chissà quanto Antoine si sentiva solo in quel momento. Doveva trovare il modo di parlargli per tentare di alleggerire il suo cuore almeno per un po’.

***

“Che cosa?” Henriette non poteva crederci. Quei tre giorni erano passati nell’allerta generale, si sentiva come un animale che presagisce un terremoto. Adesso la scossa era arrivata, devastante. Entrò dentro casa, dimenticando i panni nella corte, per sentire meglio quello che uno sconvolto Momo aveva da raccontare venendo dalla Convenzione.
“Davvero…se lo aveste sentito…sembrava un testamento.” Raccontava concitato, incapace di fissare lo sguardo su una delle donne.”E poi hanno rimandato il discorso all’esame dei Comitati.”
“Che significa?” chiese Babet.
“Che è sospetto.” Rispose laconica Éléonore.
”Ne avevano votato la stampa poi qualcuno….”
“Chi, Momo?”
“Non mi ricordo…”
“Va bene, adesso vai ad avvertire papa al tribunale. Tra meno di un’ora inizia la seduta ai Giacobini.” Disse Éléonore. “Andrò a vedere.”
“Vengo anch’io.”
“Non penso ti interessi così tanto.” La punzecchiò Éléonore.
“Ragazze, non mi pare il momento. E anch’io sarò più tranquilla se so che sarete insieme.”  Sorrise Marie. “Andate o non troverete posto.”

***

Il club dei Giacobini in effetti era già quai completamente pieno. L’aria, che puzzava di sudore e candele, le fece quasi girare la testa. Si guardò attorno, sperduta, quando riconobbe, più o meno a metà sala, una figura magra che sventolava la mano per chiamarla a sè: Marianne. Henriette aveva sperato di trovarla nella sala, per non dover rimanere tutto il tempo sa sola con Éléonore.
“Cornélie, ti dispiace?”
“Starò bene da sola.” Le rispose l’altra, dandole le spalle e allontanandosi verso il muro.
“Mi immaginavo che saresti venuta anche tu. Era un po’ che il club non era così pieno.” La accolse Marianne, con un mezzo sorriso.
“Hai notizie di Antoine?”
“É al Comitato.”
“Altrimenti non ci sarebbe motivo per te di essere qua.”Sussurrò Henriette.
“Meglio che un occhio neutrale gli racconti come sono andate le cose, no? Prevedo che stasera sarà una seduta densa.”
“É vero che hanno rispedito all’esame dei Comitati il discorso di Maximilien?”
“Già. E se la tua prossima domanda è `perché’ lo capirai tu stessa ascoltandolo.” Le spiegò Marianne, puntando il dito verso la tribuna dove Maximilien si stava posizionando. Henriette ricordò che l’ultima volta che l’aveva sentito parlare, o meglio visto, perché da quella distanza non era riuscita a sentire poi molto, era stato il giorno della Festa dell’Essere Supremo.
“I lamenti dell’innocenza oltraggiata non annoiano le vostre orecchie, e voi non ignorate che la loro causa non vi è estranea.”
“Si sta autodifendendo.” Commentò Henriette.
“Lo hanno attaccato su tutti i fronti..che altro potrebbe fare?”
“Poteva farsi difendere da qualcun altro.” Mormorò. Antoine ci avrebbe sicuramente pensato.
“Temo che ci sia stata talmente tanta confusione che ognuno si fidi solo di se stesso.” Il pensiero di Henriette corse inevitabilmente ad Antoine, a come gli aveva parlato della fiducia che è il cemento dell’amicizia.
“La Rivoluzione Francese è la prima rivoluzione che sia stata fondata sulla teoria dei diritti dell’umanità e sui principe della giustizia.” Nella sala scoppiarono applausi e grida, ma sembrò che l’oratore quasi non se ne accorgesse: Maximilien sembrava quasi parlare da solo, senza guardare nessuno in particolare.
“Qui ho bisogno di aprirvi il mio cuore, come voi avete bisogno di ascoltare la verità.” In un gesto che lo aveva reso famoso, Maximilien si portò la mano sinistra al cuore. Non c’era niente da fare, pensò Henriette, quando saliva alla tribuna Maximilien subiva una specie di trasformazione, diventava non uomo, ma qualcosa di quasi immateriale e immenso.
“Noi, invisi  ai patrioti! Noi che li abbiamo strappati dalle mani di tutte le fazioni che congiuravano contro di noi!…. Noi, invisi alla Convenzione Nazionale! E che siamo noi senza di lei? E chi ha difeso la Convenzione Nazionale mettendo in pericolo la propria vita?”
L’uomo della Rivoluzione, era così che Maximilien si era sempre presentato. Ed in effetti la sua persona era diventata sacra quanto la Rivoluzione: ecco il motivo per il quale Antoine e Philippe lo avevano sempre rispettato sopra ogni altro. Ed era sempre per lo stesso motivo, pensava Henriette, che il popolo lo avrebbe sempre amato, perché incarnava tutto ciò per cui si era combattuto.
“Siamo noi ad essere assassinati, e siamo noi ad essere descritti come invisi.” Henriette provava pena per quel grido forte e sconsolato e le sembrò quasi di vedere delle lacrime sul volto ceruleo dell’Incorruttibile. Non pensava di poter immaginare quale dolore si potesse provare a sentirsi accusati proprio di ciò contro cui si è spesa una vita di lotta, adesso invece quel dolore sordo le era come entrato dentro, come per incantesimo si era trasferito in lei.
Mentre risuonava l’eco degli ultimi mesi, delle lotte contro le fazioni, delle notti strazianti di inverno, dello sforzo per creare una Francia più giusta, delle battaglie contro il nemico, Henriette non si accorse di aver cominciato a piangere. Forse era stato tutto inutile se chi si era sempre battuto per il bene della Patria veniva adesso accusato di essere un tiranno?
“Qualsiasi cosa accada, niente potrà mai cambiare né i miei sentimenti né i miei principi.”
Quella frase, pensò Henriette era l’epitaffio di tutti loro. Quanta forza ci voleva per mandare avanti la Rivoluzione? Pensò a tutte le prove che avevano affrontato, a tutte quelle che avrebbero continuato ad affrontare.
“Che cos’è la Virtù? É una passione naturale, senza dubbio. Esiste, ne sono testimone, animi sensibili e puri: la Virtù esiste, questa passione tenera, imperiosa, irresistibile, tormento e delizia dei cuori magnanimi, questo orrore profondo della tirannia, questo zelo che compatisce gli oppressi, questo amore sacro della patria, senza il quale la Rivoluzione è soltanto un crimine eclatante che distrugge un altro crimine. Ella esiste, quest’ambizione generosa di fondare sulla terra la prima Repubblica del mondo; questo egoismo degli uomini non degradati, che trova una voluttà celeste nella calma di una coscienza pura e nello spettacolo incantevole della felicità pubblica. Voi la sentite, adesso, che brucia nei vostri animi; io la sento nel mio.”
Henriette non riusciva a staccare gli occhi da Maximilien, ipnotizzata. Sì, lo sentiva tutto quello per cui si erano battuti e avrebbero continuato a farlo. Lo sentiva questo amore per cui sarebbe valsa la pena dare la propria vita. La mano sua e di Marianne si cercarono; era convinta che entrambe bruciassero della stessa fiamma. E finalmente le sembró di capire ciò che era stato sempre ovvio, che l’amore della patria era la Virtù, ma la Virtù era anche l’Uomo ed era impossibile amare l’uno senza amare l’altro. E amare la Virtù con quella dedizione sovrumana richiedeva un sentimento esclusivo, qualcosa che andava al di là dell’amore stesso. Era inevitabile che Antoine e Maximilien avessero visto questo l’uno negli occhi dell’altro.
“Ci sono due potenze sulla terra, quella della ragione e quella della tirannia: ovunque domina l’una l’altra è bandita. Coloro che denunciano come un crimine la forza morale della ragione cercano dunque di restaurare la tirannia.”  Se Collot fosse stato più vicino, Henriette gli avrebbe volentieri sputato in viso e cavato gli occhi con le sue stesse mani.
“O maestà di un popolo felice grazie al solo sentimento della propria forza, della propria gloria e della propria Virtù! Essere degli Esseri! Forse che il giorno in cui l’universo uscì dalle tue mani onnipotenti brillava ai tuoi occhi di una luce più piacevole del giorno in cui, spezzando il giogo del crimine e dell’errore il popolo francese appariva davanti a te, degno del tuo sguardo e del proprio destino?”
“Non può proprio farne a meno di recitare la parte di Cristo.” Commentò qualcuno non lontano da loro. Henriette si voltò e riconobbe Collot, l’attore membro del Comitato di Salute Pubblica, il mitragliatore di Lione. Uno di quelli che temeva Robespierre forse più della morte. Attorno a lui si era quasi fatto il vuoto, ma Henriette sentì che era suo dovere lanciargli uno sguardo atroce e sperò di aver imparato da Antoine come rendere terribile l’espressione degli occhi.
“No, Chaumette, no Fouché, la morte non è affatto un sonno eterno. Cittadini, cancellate dalle tombe questo motto empio che getta un velo funebre sulla natura e insulta la morte. Piuttosto iscrivetevi questo: la morte è l’inizio dell’immortalità.”
Henriette sapeva che Maximilien ci credeva davvero, ne aveva la conferma da come il suo volto si era disteso e quasi illuminato. Quanto ottimismo e quanta speranza davano quelle parole! Non poté fare a meno di immaginare l’effetto carezzevole e dolce che potevano avere su un’anima inquieta e affamata di immortalità come quella di Antoine.
“Se mi abbandonerete, vedrete con quale calma saprò bere la cicuta.”
“Noi la berremo con te!” scoppiò un coro di voci.
Vive la Republique! Vive Robespierre!” si ritrovò a gridare Henriette insieme agli altri.
Citoyens! Cittadini!” gridò George. “Propongo di espellere dalla Societè tutti i membri del Comitato che oggi si sono opposti alla stampa del discorso di Robespierre!” la proposta fu accolta da un boato di approvazione.
“Prevedo guai.” Commentò enigmatica Marianne. Henriette vide Collot lasciare il suo posto ed avvicinarsi alla tribuna.
“Abbasso Billaud! Abbasso Collot! Fuori dai Giacobini!”
“Quei mostri si meritano di essere espulsi!” commentò Henriette.
“Sì, ma stai sicura che non se ne staranno con le mani in mano.” Le disse Marianne.
“Propongo che vengano espulsi anche i membri della Convenzione che si sono schierati contro la stampa del discorso di Robespierre! Tallien, Fréron…” continuò George.
“Alla ghigliottina!”
“Abbasso Fréron, abbasso Tallien!”
“Ho il diritto di difendermi a questa tribuna… io che tanti servigi ho reso a questa Societè.” Cominciò Collot, con voce rabbiosa.
“Alla ghigliottina!”
“Fuori, cacciateli fuori!”
“Vieni, Henriette.” Marianne la tirò da parte verso il muro, mentre la folla con grida e minacce cacciava fuori i due membri del comitato.
“Ci rivedremo domani in tribunale!” li minacciò un uomo che Henriette riconobbe come uno dei membri del tribunale rivoluzionario.
“Ti riaccompagno da Éléonore.” Le due si mossero nel tumulto generale finché Henriette non riuscì a riconoscere Éléonore nell’angolo della sala dove era solita stare. “Va da lei.”
“Marianne, di ad Antoine che ho bisogno di parlargli.”
“Lo farò. Ma non contare su una sua risposta.” Henriette si diresse da Éléonore.
“Cornélie.” Era pallida ed immobile, la mascella contratta e i pugni serrati. Insieme videro Maximilien farsi largo tra la folla, mentre tutti volevano toccarlo e prendergli le mani. Sulla porta si fermò, voltandosi per un’ultima volta.
“Il discorso che avete appena ascoltato è il mio testamento di morte. L’ho visto oggi, la lega dei malvagi è talmente forte, che non spero più di scappare alle loro grinfie. Muoio senza rimpianto, vi lascio la mia memoria: questa vi sarà cara e voi la difenderete.”
“Cornélie, andiamocene.” Le disse, trascinandola per un braccio fuori nella penombra della strada. “Stai bene?” chiese preoccupata per non averla sentita dire una sola parola. In quel momento Eléonore scoppiò a piangere.

 

***

Henriette bussò forte alla porta. Un colpo, due colpi. Per fortuna nessuno l’aveva vista entrare nel palazzo di rue Camartin a quell’ora della mattina.
“Fammi entrare, ti prego.” Sussurrò alla porta.
“Sei da sola?” le rispose Antoine, aprendo appena uno spiraglio della porta.
“Sì.” Aveva lasciato Marianne al portone e solo perché l’altra aveva insistito nell’accompagnarla. Antoine le aprì la porta, una candela in mano.
“Stavi riposando?” le chiese, vedendo che era in maniche di camicia e, incredibile!, senza cravatta.
“No, stavo finendo di lavorare. Vieni, ma fai piano, Thuillier dorme.” Le spiegò, facendo cenno al segretario che russava sul divano.”É un miracolo che non si sia già svegliato.” Sussurrò. La portò in camera, l’unica stanza della casa illuminata decentemente. Henriette sorrise: in una circostanza normale suo fratello l’avrebbe ammazzata per essersi precipitata a casa di Antoine alle cinque di mattina. Non solo in casa, in camera. Il sorriso le morì sulle labbra.
“Tuo fratello sa che sei qui?”
“Quando è rientrato non si è accorto che fossi sveglia. É collassato sul letto.” Gli spiegò.
“Bene.” Rispose lui, mettendosi nuovamente a sedere e ricominciando a scrivere.
“Stai ancora lavorando al discorso per la prossima seduta?” guardò le carte sparse sulla scrivania, piene di cancellature e macchie.
“Sì. Penso che tu sappia che grazie a qualcuno i piani sono leggermente cambiati.” Il tono era pieno di risentimento.
“Perché lo ha fatto?”
“Non sono sicuro di avere una risposta.” Strinse così forte la penna che l’inchiostro schizzò sul foglio e sulle sue mani.
“Ero ai Giacobini stasera. Il discorso di Robespierre pareva un testamento.”
“Lo era. Il rischio è che sia il testamento di noi tutti. Non posso più parlare a nome dei Comitati.”
“Che dici?”
“Credono che l’espulsione di Collot e degli altri faccia parte di un piano deliberato per ripulire la Convenzione. Per instaurare la dittatura.” Una risata amara uscì dalle sue labbra.”Maximilien è riuscito nel capolavoro di mettere d’accordo tutti i suoi nemici. E ovviamente sono tutti convinti che ne faccia parte anche io.”
“Che ti hanno detto?”
“Collot e Billaud mi hanno attaccato duramente stanotte.” Lo sguardo di Antoine scivolò lontano.”A quest’ora tutti i deputati sono già schierati contro di lui. Contro di noi.”
“E tu non lascerai che Maximilien soccomba senza fare nulla.” Henriette si sentì il cuore impazzire e dovette sostenersi al muro, come se la pesantezza delle sue stesse parole la stesse schiacciando.
“Cercherò di spiegare che cosa sia successo ieri. E speriamo che la Convenzione creda alla mia spiegazione e che Maximilien non mi contraddica.” Antoine si lasciò sfuggire un sospiro.
“Antoine…” Gli andò nuovamente vicino: come faceva a mantenere quell’espressione serena?
“Se cadrà la sua testa, cadranno anche la mia e quella di George. Come minimo.” Nella sua voce non c’era nessun colore, parlava con una precisione matematica.
“Fa’ qualcosa per mio fratello, ti prego.” Henriette cominciò a piangere. “Ha un bambino di poche settimane , Antoine.. E Babet morirebbe senza di lui.”
“Non è parlare da te, questo. Tuo fratello farà i conti con la propria coscienza, Henriette. Io li ho già fatti con la mia. Farò quello che la Virtù richiederebbe ad ogni uomo di fare.” Le ombre delle candele facevano apparire il suo volto pallido ancora più magro e crudele. Era questo quello che i suoi nemici avevano sempre visto in lui? Come la guardava fissa, con gli occhi troppo aperti.
“Non pensi che sia una Virtù troppo terrena?” Si pentì immediatamente di averlo insultato in quel modo.
“Henriette.” Le afferrò un polso, facendole male.”Spero che sia la paura a farti dire certe cose che non stanno bene sulla tua bocca.” La lasciò andare con gesto sprezzante, chinandosi nuovamente sulle proprie carte. “La verità è che abbiamo fallito: non ha senso continuare a vivere in un mondo che non è  come abbiamo lottato perché fosse. Che almeno la morte serva da esempio a chi continuerà a lottare.” Lasciò cadere la penna nel calamaio. “Sono stanco.” Si alzò di scatto, andando alla libreria, cercando qualcosa. Quando le si avvicinò di nuovo, notò tra le sue mani un piccolo volume in sedicesimo, dalla copertina consunta di marocchino scuro. Henriette riconobbe il primo volume delle Vite di Plutarco, quello con la Vita di Licurgo, che Antoine portava sempre con sé. Lui lo aprì sull’immagine del legislatore antico e l’accarezzò. Henriette trattenne il fiato quando vide l’amico prendere il suo tagliacarte, pensando che volesse strappare la pagina, non si rassicurò quando lo vide passarsi la mano sinistra più volte sulla nuca e sul collo nudo. Afferrò tra pollice e indice una ricciolo perfetto e lo recise con un colpo netto.
“In Alsazia mi dicesti che era roba da romanzi di cattiva letteratura.” Cercò di scherzare Henriette, ricordando con quale pena lo aveva dovuto convincere allora a cederle una misera ciocca da mettere nel suo medaglione. Antoine contemplò ancora il ricciolo, poi lo rinchiuse in mezzo al libro in fretta e si alzò.
“Abbine cura. E se mai dovessi incontrare una delle mie sorelle, dà quella ciocca ad una di loro.” I loro sguardi si incrociarono e Henriette notò come il viso di lui si fosse raddolcito.
“Non voglio privarti del tuo libro preferito.” Rispose, allontanando le sue mani. Rifiutarlo era rifiutare il pensiero che lui potesse… non poteva neanche dirlo.
“Probabilmente tra qualche ora non mi servirà più.” Perché era così calmo? Perché sembrava quasi che le stesse sorridendo mentre forzava il libro nelle sue mani? ”E adesso torna a casa.” Henriette avrebbe voluto pronunciare il suo nome ancora una volta, ma le uscì solo un singhiozzo. Si era ripromessa di essere forte, ma sapeva che quello sarebbe stato l’unico momento nel quale la fragilità le era ancora permessa. Gli buttò le braccia al collo e si sentì stringere, mentre chiudeva gli occhi e aspirava il suo profumo. Antoine le accarezzò i capelli con gentilezza.
“Sii forte, ma petite. So che lo sei.” Henriette sentì che lui la lasciava andare con riluttanza, ma il suo volto rimaneva sereno. La prese per mano e la riaccompagnò in silenzio fino alla porta.
Adieu, Henriette.” Henriette corse giù per le scale, sapeva che se avesse esitato sarebbe scoppiata a piangere, avrebbe pregato che lui la facesse restare ancora un po’. Avrebbe finito per dirgli di non andare, di non rischiare la propria vita e altre proposte folli che non avevano senso. Uscì in strada, la prima luce dell’aurora si intravedeva appena. Il dolore la colpì in pieno, come un risveglio brutale, mozzandole il fiato.
Decise di rallentare il passo verso casa: era quello l’unico momento che avrebbe avuto per dar sfogo alle lacrime.

Note:
Grazie per aver letto fin qui :).
tutte le battute di Maximilien sono una mia traduzione di citazioni dal discorso dell’otto Termidoro.
Gli eventi sono molto complessi e gli storici non hanno ancora raggiunto (e forse mai lo faranno) una spiegazione univoca; questa è la mia personale intepretazione e non ha nessuna pretesa di essere più valida di altre. Mi sono limitata a leggere quanto più potevo sull’argomento (documenti originali ed interpretazioni) e questo ne è il risultato. Vista la complessità degli eventi, qui mi sono limitata a darne percezione dal punto di vista di alcuni personaggi, sto però pianificando di scrivere qualcosa di separato in proposito. Nel frattempo sarò più che felice di rispondere a qualsiasi domanda in merito 🙂

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