Dove nasce Nocturnales [o aneddoti random n.1]

Tutto comincia qualche anno fa (come nelle migliori favole “c’era una volta…”).

Premessa: sono sempre stata affascinata (ossessionata) dalla Rivoluzione Francese (non so se si fosse notato) fin dalla tenera età, grazie a mio padre che quando io avevo tre anni e guardavo i cartoni animati si sedeva accanto a me a guardare Lady Oscar e rispondeva alle mie domande. E mi raccontava le cose che i cartoni non ti mostrano, mi parlava della Rivoluzione e del sangue, di Robespierre e dei Giacobini che tanto piacevano a Lenin. Fra le tante sue passioni, mio padre mi ha trasmesso quella per la Francia e per Parigi (che entrambi amiamo alla follia)… e ammetto di essere stata più contenta quando ad otto anni mi portarono a Versailles (“ecco dove abitavano gli st…”) piuttosto che a Eurodisney (del quale ricordo poco o nulla).

Questa mia passione mi ha accompagnato fino ad adesso con angolature e interessi diversi (perché a sedici anni affronti le cose in modo diverso che a ventisette), con alti e bassi dovuti a brutti ricordi personali (chi di noi non ha almeno una piccola tragedia d’amore, una storia di orgoglio ferito, un’amicizia finita male?).

Ma veniamo al punto.  L’ultima volta che sono stata a Parigi (estate 2008) ho avuto la fortuna di dividere il viaggio con mia mogliere amica (altrimenti nota come Zia), che condivide con me il gusto per il macabro, i cimiteri e soprattutto che è una delle rare persone che ti dona quello che uno scrittore ha bisogno: un orecchio pronto e una lingua veloce che tenga dietro al mio cervello a ventimila giri. Così, fra una battuta e l’altra (per altro il nickname “Omino dagli Occhiali Spiritosi” è copyright di Zia) abbiamo passato una mezza giornata esilarante al Pére Lachaise a fotografare tombe (“no, ma cerchiamo solo quelle che ci interessano” –il che già di per sé significa mezzo cimitero). Ok, io ero partita dichiaratamente con un intento: voglio andare a trovare la tomba di Éléonore Duplay perché sì perché non ci sono mai stata e perché se mi metto una cosa in testa è quella guai a chi mi smuove (so essere molto dittatoriale, solo che generalmente lo nascondo bene. Quasi bene.).

Quindi girando di tomba in tomba (con una calura insopportabile), ci trovammo a girare per una delle sezioni più sperdute del cimitero, quando ad un certo punto la sottoscritta (che andava leggendo le iscrizioni delle tombe in stile Indiana Jones) cominciò a `salticchiare’* e a scattare fotografie.

“Abbiamo trovato la tomba di Babet, siamo vicine”

“Di chi?” E mai chiedere “di chi” quando si parla di Rivoluzione Francese, almeno di non avere la pazienza di Zia. Comunque non lo so, quella tomba (in realtà è una tomba doppia, madre e figlio, Philippe) mi colpì molto. In tempi recenti (ma non saprei dire quanto recenti), sulla lapide è stato riportato anche il marito (Philippe Le Bas), anche se credo che non ci siano i resti (parentesi per i macabri: sulle sorte del cadavere del soggetto in questione le fonti storiche sono poche e molto confuse, ma mi piace pensare che sia l’unico tra i morti del Termidoro che almeno ha una tomba –resti o no.). Non so quella vista mi lasciò qualcosa dentro e capì che avrei dovuto scrivere qualcosa un giorno. Ci sono storie che ti chiamano, puoi ignorarle per un po’, ma alla fine ti costringono ad essere scritte, ti rimangono dentro finché non te ne liberi.

Pensate che fossi soddisfatta? Ovviamente no (ve l’ho detto che sono testarda, no?). Proseguimmo la nostra esplorazione fra le tombe (sempre leggendo iscrizioni consunte) finché non incrociammo un signore barbuto, macchina fotografica alla mano che ci guardò e ci fece un sorriso larghissimo. Mi guardai intorno e mi accorsi che c’eravamo. (nota di redazione: c’è una caratteristica per la quale sono famosa: ho seri problemi a riconoscere le persone. Non ci posso fare nulla, mi ricordo se ti ho visto, ma sono incapace di ricordarmi dove e soprattutto di associare nomi e volti insieme… di conseguenza mi ci vollero tipo i seguenti trenta minuti per ricordarmi che a) sì, il quel signore lo avevo già visto b) che fosse un membro dell’AMRID –ecco perché lo avevo già visto. Che poi non è che esattamente la tomba di Éléonore Duplay sia la tomba più visitata del Pére Lachaise, ecco.).

Di quella tomba, malconcia nonostante la lapide rifatta in tempi abbastanza recenti, ma sostanzialmente abbandonata (a parte per un cartellino dell’AMRID ridotto male) mi colpì la stenta pianta di rose (bianche) con un solo stelo rimasto e un fiore un po’ andato. Lo trovai romantico e triste allo stesso tempo, drammatico e coraggioso. Insomma, come le mie Nocturnales.

E se riuscirò mai a fare una foto che mi soddisfi, quella sarà la copertina di Nocturnales.

* salticchiare é quello che fa questa strana creatura quando é emozionata (o nervosa), il che significa oscillare continuamente sulle punte, quasi saltellando.

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