[Regalo] Il bacio di una perduta estate

A mia moglie, il mio `posto sicuro’.

Il bacio di una perduta estate.

 

Settembre 1792

 

“Cornélie, ti andrebbe di fare una passeggiata?” le sorrido evitando di guardarla negli occhi: sapevo che entrambi saremmo arrossiti.

“Come preferite, Maximilien.” mi risponde, chinando lo sguardo a terra. Intuisco che è pronta ad alzarsi dalla coperta, eppure non rimane ferma.

“Dammi del tu, Cornélie.” forse non avrei dovuto correggerla, ma quella sua cortesia mi rendeva ancora più difficile avvicinarla. Cornelia, mai soprannome fu più azzeccato: marmorea e bella come una statua romana.

“Maurice, non ti dispiace se ci allontaniamo per fare due passi, spero.” non c’é un motivo per il quale suo padre mi avrebbe potuto negare quel piccolo favore, certo avrei preferito che sua moglie non avesse sorriso con quella malizia. Marie non è una donna pettegola, ma a volte pecca nel far troppo trasparire le proprie emozioni. O forse semplicemente le donne sono quasi tutte a questo modo ed io non le conosco abbastanza bene. Cornélie é diversa, cerca sempre di nascondere quello che pensa o quello che prova, sul suo viso le emozioni vanno cercate tra gli occhi color corteccia e i capelli neri.

“Ma certo, andate pure.”mi dice Maurice e lui sì che mi guarda negli occhi, da uomo a uomo. Da padre che mi affida sua figlia.

“Posso sempre aiutare io maman a rimettere a posto le cose.” aggiunge Babet, come se ce ne fosse veramente bisogno. Non ci vuole molto a ripiegare una coperta e riporre gli avanzi del pranzo nel cestino. Mi alzo per primo, desiderando fortemente uno specchio per sapere se la mia immagine corrisponda ancora a quella quasi passibile che ho visto questa mattina l’ultima volta che mi sono guardato: non vorrei che lei mi trovasse trascurato o peggio ancora, imperfetto. L’immagine é un demone vuoto, ma purtroppo le persone ti giudicano con gli occhi prima di tutto, anche se probabilmente le faccio un torto giudicandola così comune. Le tendo meccanicamente la mano per aiutarla ad alzarsi, ma lei, distratta da chissà cosa, punta le mani a terra e si alza con troppa energia. Sul volto bianco é comparso un tenue rossore di pesca. Le offro il braccio, aprendo il palmo della mano per invitarla a non rifiutare.

Per minuti camminiamo in silenzio per il sentiero che costeggia i campi, mi sembra ancora così strano poter scappare dall’odore stantio e marcio della città per tornare alla campagna, respirare il profumo dell’erba e riposare alla vista del verde. So che non sarà possibile per lungo tempo dopo questa giornata: fra pochi giorni si riunirà la nuova Convenzione Nazionale e non potrò più scappare dal lavoro. Il futuro della Francia, di questa neonata Repubblica dipende soltanto da noi e dalle nostre energie.

Cornélie rispetta i miei silenzi, cammina affianco a me senza lamentarsi per la velocità dei miei passi o per la gonna che s’impolvera. A dir la verità non l’ho mai sentita lamentarsi di niente.

“Ti piace la campagna, Cornélie?” le chiedo, sentendomi in colpa di non aver ancora intavolato una conversazione.

“Mi piace molto, Maximilien. Per molto tempo ho invidiato mia sorella che vive in campagna con suo marito.” mi dice, sempre sfuggendo al mio sguardo.

“Perché adesso non la invidi più?” le chiedo e avrei voglia di accarezzarle i lunghi capelli, ma probabilmente la spaventerei.

“Parigi é il posto dove essere se si vuol vedere il futuro cambiare. Se si vuole fare il proprio dovere nel creare una nuova Francia.” É per questo che Cornélie é così speciale, ogni altra donna mi avrebbe parlato dei negozi e dei teatri, lei invece parla di politica con lo stesso patriottismo di un uomo.

“La campagna è il posto della calma e del silenzio, in città non c’é spazio per rientrare in contatto con la Natura. Quando la Rivoluzione sarà finita, sogno di ritirarmi in campagna a scrivere e allevare animali.”

“Brount ne sarà felice.” commenta lei, guardando il mio danese correre davanti a noi felice. “Ma spero che quel giorno arrivi il più tardi possibile perché spezzerai il cuore a tutti noi.”

“Magari quel giorno sarai sposata.” le dico, cercando di tagliare corto. Per quanto sappia parlare, non ho mai trovato le parole giuste per parlare ad una donna e fino ad ora non mi sono mai sforzato di trovarle.

“So già che io non mi sposerò mai. La prossima sarà mia sorella Babet o forse Victoire, loro si innamoreranno di un bravo uomo che darà loro dei figli e la vita che desiderano.”

“Mai é una parola impegnativa per una giovane donna.” la provoco, perché é un peccato che si sia già arresa, ma, d’altronde non sarebbe da lei cercare di sedurmi con le arti femminili che probabilmente neppure conosce.

Cornélie lascia il mio braccio e si incammina nell’erba ed io resto incantato a guardare la sua gonna chiara macchiarsi d’erba mentre si china a raccogliere papaveri e rose selvatiche.

“Non trovi che abbiano colori stupendi?” mi chiede, finalmente intercettando il mio sguardo. Vorrei potermi togliere gli occhiali perché i nostri occhi si potessero liberamente scambiare emozioni, ma le restituirei solo un’espressione dolorosamente confusa. E se me li togliessi, non potrei più ammirarla mentre seleziona con le sue dita delicate solo i fiori più belli.

I suoi movimenti precisi sono ipnotici. Cornélie rende ogni cosa pulita e calma, rassicurante come una pagina di un libro letto infinite volte, ma che non riesce a stancarti. Ha in lei la schiettezza del popolo, ma senza alcuna volgarità: sembra uscita dalla sensibilità di Rousseau. Mi avvicino a lei, per osservare meglio la sua espressione serena e concentrata.

“Ne raccoglierò un bel mazzo, così potremo metterlo in camera tua.” dice, chinandosi per l’ennesima volta.

“Quando abiteremo in campagna potrai farlo ogni volta che vorrai.” le sorrido, ma lei non si volta, come se le mie parole fossero finite nel vuoto. Finalmente si alza e si volta verso di me, mostrando nel palmo della mano un’orchidea selvatica.

“É un fiore raro.” sorride imbarazzata, come se avesse voluto dire qualcosa che le è rimasto sulle labbra. Per scoprire che sapore avessero quelle parole nascoste, mi avvicino a lei e la bacio.

Finalmente ho trovato il luogo dove spegnere i pensieri, tra le sue braccia che mi impediscono di allontanarmi.

“Anche per sempre è una parola troppo impegnativa per una giovane donna?” scherza lei.

“Penso che tu sarai all’altezza del compito, se lo vorrai.” Cornélie si stringe nuovamente al mio braccio.

“Io ci sarò sempre, a Parigi o in campagna. È un giuramento.” Ed il suo viso è serio, splendido e forte: so che lei sarà davvero soltanto e sempre mia. Questa promessa di eternità mette di nuovo in moto il mio pensiero: saprò davvero garantirle il quieto futuro che merita? La Rivoluzione è consumante ed imprevedibile, potrei anche morire fra pochi mesi in mezzo ad un’insurrezione popolare o per mano del nemico. Che ne sarebbe di lei se io dovessi morire?

“Vieni, bello.” la sua voce mi sorprende di nuovo, non avevo neppure notato che si fosse allontanata da me per richiamare Brount.

“Perdonami.” Sussurro, vergognandomi della mia stessa distrazione. Cornélie torna da me, il cane che adesso la segue scodinzolando felice: si è innamorato di lei prima di me. O forse è stato meno lento ad accorgersene. Lei mi guarda per un istante prima di baciarmi una guancia.

“Sarò il tuo posto sicuro, qualsiasi cosa accada.” mi sussurra, prendendomi di nuovo a braccetto. Così ci incamminiamo di nuovo indietro, il cane che corre davanti a noi, il mazzo di fiori stretto nella mano di lei e una promessa che lega i nostri cuori per il futuro.

Anche il cielo è cambiato: è diventato più scuro.

 

 

4-02-2012: Buon compleanno, Amore mio.

 

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