Nocturnales 11/53

La maladie
Robespierre: Sto bruciando, decomponendomi fisicamente. Un fenomeno stupefacente e misterioso. Nessun dolore, nessuna malattia riconosciuta diminuiscono la mia coscienza dello stato naturale nel quale verso. Una febbre rabbiosa consuma i miei tessuti, senza un momento di tregua.

S. Przybyszewska, Thermidor.

Mal di testa. Nausea. Repulsione per la luce e per qualsiasi forma di movimento. Così si sentiva Charlotte da ormai dieci giorni. Il medico non le aveva diagnosticato nessuna malattia, le aveva solo dato un calmante e consigliato di riposarsi. Aveva cominciato a stare così male da quando, all’inizio del mese, Mathieu era tornato a casa raccontandole le notizie di una nuova insurrezione, della Convenzione nuovamente presa d’assedio. E poi degli ultimi Giacobini espulsi dall’assemblea e mandati a morire. Tutte scene già vissute che l’avevano riportata indietro di undici mesi e sprofondare nuovamente in un dolore che credeva si fosse attenuato.

Morte, quello era il suo pensiero fisso. Ogni volta che chiudeva gli occhi le sembrava di sentire l’odore del sangue e si ritrovava a piangere a dirotto.

Aveva sognato Augustin almeno quattro o cinque volte. Il viso rotondo di lui, gli occhi grandi, chiari, luminosi, la pelle delicata macchiata dalle efelidi. Era riuscita a toccarlo, ad abbracciarlo forte e dirgli quanto le dispiacesse che ci fossero stati dissapori tra di loro…ma Augustin era rimasto impassibile. Ogni volta il sogno finiva con lei che cercava qualcosa negli occhi di lui per poi accorgersi che quel volto che vedeva era soltanto un’ impassibile maschera funeraria.

Louise ogni giorno, finiti i lavori di casa, andava a sedersi accanto a lei, le portava ora del brodo, ora un qualche cucchiaio di confettura e la pregava di mangiare qualcosa. Charlotte non aveva il coraggio di scacciare quella piccolina, anche se le sue premure la lasciavano indifferente, in un certo senso la infastidivano. Eppure la lasciava fare quando le passava un panno bagnato sul viso, per rimuovere le lacrime o quando, semplicemente, rimaneva lì in silenzio, immobile, trattenendo persino il respiro.

Mathieu ogni tanto si presentava sulla soglia di camera, ma lei lo cacciava via in malo modo, a volte semplicemente girandosi verso il muro e ignorandolo, altre strillandogli addosso di andare via. Non voleva che la toccasse, non voleva neppure che la vedesse. Non era giusto che lei fosse lì, in quella casa accogliente, con persone che le volevano bene, non era giusto che potesse essere felice.

“Charlotte, devi riprenderti. Ho perso la mia mamma, non posso perdere anche te.” Le ripeteva ogni giorno Louise, la voce che tornava infantile. Molte volte Charlotte non rispondeva e si limitava a voltarsi nel letto, altre volte le diceva:

“Io sono già morta.”

Così passava le proprie giornate rinchiusa in quel caldo sepolcro.

 

***

“La cittadina Robespierre non riceve nessuno, cittadina LeBas” Charlotte riconobbe la voce di Louise che cercava di comportarsi da donna. “É molto malata.”

“Dille che sono passata a trovarla, cittadina Mathon. E che mi dispiace molto che stia male.”

“Non credo voglia la tua compassione, cittadina.”

“Louise, non trattare male i nostri ospiti.” Charlotte non sapeva esattamente cosa l’avesse spinta ad uscire dalla sua camera in quel momento e fu sorpresa constatando che Elisabeth non era venuta da sola. Insieme a lei c’era un giovane che pareva avere più o meno la stessa età della vedova. Quell’immagine la consolò, se persino Elisabeth LeBas si permetteva di accompagnarsi ad un altro uomo, cosa aveva lei da rimproverarsi? Perché quel giovanotto doveva assolutamente essere il nuovo amore della giovane Duplay: d’altronde così giovane, era impossibile pretendere che l’amore non avrebbe nuovamente bussato alla sua porta.

“Charlotte, ti presento un mio amico, il cittadino Pierre Chausel.” Pierre la salutò imbarazzato.

“Scusate il mio abbigliamento, ma non sono stata molto bene ultimamente. Accomodatevi.” Disse, mentre serrava lo scialle sul petto.

“Mi erano giunte notizie dei tuoi problemi di salute e mi ero preoccupata; non ho più avuto tue notizie dopo quanto é successo a casa mia e ne sono molto rammaricata. Così mi sono detta che dovevo venirti a trovare.”

“Sei molto cara. Ma del tuo buon cuore non ho mai dubitato. Louise, offri del vino ai nostri ospiti.” Ordinò. “Cittadino Chausel, che mestiere fai?”

“Ero nella Guardia Nazionale, finché il governo non ha deciso che sono troppo povero per servire lo stato.”

Charlotte sospirò.

“Hanno già ucciso quei quattro deputati?” chiese la donna, torcendosi nervosamente le mani.

“Ieri. Ma tre di loro si sono dati la morte prima di salire sulla carretta.” La informò Pierre.

“É facile compiere grandi gesti adesso, nessuna persona di coscienza vorrebbe vivere sotto un simile governo!” commentò Charlotte. Louise, appena giunta dalla cucina, posò con un rumore sordo il vassoio sul tavolino.

“Non parlare così, Charlotte!” esclamò spaventata, la ragazza. Charlotte la guardò senza parlare, le labbra fremettero brevemente, in un moto inconsapevole di soddisfazione.

“Non durerà a lungo.” Proclamò Pierre, facendo sobbalzare Elizabeth sulla sedia. Sì, penso, Charlotte, fra quei due c’era decisamente del tenero. Lo scrocco della porta fece rumore e la piccola Louise balzò in piedi, precipitandosi alla porta.

“Buonasera.” Salutò Mathieu. Diede una distratta carezza sulla testa della figlia, poi, ignorando completamente gli ospiti si diresse verso Charlotte.

“Ma chére, sono così felice di vederti alzata.” La salutò, prendendole una mano. Charlotte non poté fare a meno di arrossire quando lui le strinse la mano tra le sue.

“Mathieu, lascia che ti presenti la mia cara amica Elisabeth LeBas.” Charlotte la sorprese che ridacchiava come una bambina, senza curarsi di nasconderlo. “Ed il suo amico” badò bene di sottolineare con la voce quella parola ”Pierre Chausel.”

“É un grande piacere incontrarti, cittadina LeBas.” Mathius le si avvicinò. “Charlotte mi ha parlato molto di te.”

“Grazie, cittadino Mathon.” Mathieu si sedette vicino a Charlotte.

“Louise, portami da bere.”

“Che aria si respira da questa parte della Senna?” chiese d’improvviso Pierre. Charlotte poté indovinare solo guardando la sua espressione, il modo in cui muoveva gli occhi, che la mente era ancora concentrata sul discorso di poco prima. Mathieu si schiarì la voce.

“Che vuoi che ti dica, cittadino, questo é un quartiere di professori, di avvocati e di gente che ha voglia di vivere tranquilla, contenta delle piccole fortune che ha. Non c’é stata grande simpatia per quest’ultima insurrezione da queste parti. Questo é il quartiere dei Danton e dei Desmoulins.” Affermò Mathieu.

“Ma anche di Marat.” Rispose Elisabeth alzando il tono della voce.

“In ogni caso non c’é così tanto malcontento come dall’altra parte della Seine. Dove abiti, cittadino?” chiese l’uomo al giovane. Charlotte non poté fare a meno di notare come i due fossero già entrati in competizione. Uomini, che razza strana… Anche Augustin era solito fare così ogni volta ci fossero delle donne presenti.

“Faubourg Antoine. Mio padre era un operaio, mia madre fa la sarta. E, come ti ha detto Charlotte, io ero nella Guardia Nazionale, prima che la convenzione decidesse che sono troppo povero per servire la patria.”

“La maggioranza del popolo ha bisogno di rassicurazioni.”

“La maggioranza? É davvero questa la maggioranza?” esclamò Pierre, battendo il pugno sul tavolo. “La verità é che la Convenzione non rappresenta più nessuno! Rappresenta solo l’interesse dei ricchi, dimentica degli uomini che hanno fatto la rivoluzione.”

“La Rivoluzione é morta il 9 Termidoro.” Intervenne Charlotte, che finora era rimasta in silenzio, torturandosi le mani nervosamente.

“Non é vero. Non può essere vero, mi rifiuto di credere che mio marito sia morto inutilmente. La loro memoria avrà pure lasciato qualcosa.”

“Io credo” iniziò Mathieu con tono più pacato, guardando Charlotte negli occhi” che voi signore parliate molto per affetto. Sicuramente i tuoi fratelli ed i loro amici lottavano per qualcosa di giusto, ma la fine che hanno fatto testimonia che la maggior parte della Francia non fosse ancora pronta a seguirli.”

“O forse che un gruppo di persone spregevoli si sentiva minacciato nei propri interessi. Cittadino Mathon, tu non eri a casa mia. Io conosco chi ha ucciso mio marito, li conosco in viso, uno per uno. Persone senza morale, senza scrupoli, pronte a cambiare idea come cambia il vento.” Charlotte notò che Pierre fece un gesto premuroso verso l’amica.

“C’é chi raccoglie quegli ideali, il popolo non se n’é dimenticato.” Affermò, poi, guardandola negli occhi.

“E cosa volete fare, un’altra insurrezione come quella di pochi giorni fa?”

“Forse queste insurrezioni sono state un errore, sono state troppo pensate con la pancia, se capite cosa intendo. La gente é stanca ed esasperata, stufa di mangiare pane nero mentre questi signori del governo fanno la bella vita. Ma state sicuri che qualcosa accadrà.” Rispose determinato Pierre, le labbra che fremevano mentre parlava, i muscoli rigidi. Charlotte notò come Élisabeth avesse cambiato espressione, come i lineamenti si fossero fatti tesi, come se stesse per sussurrare all’amico “non andare”. Sì, pensò Charlotte, quei due non potevano di certo essere semplici amici.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s