Nocturnales 7/53

Roses blanches dans la maison de la Louve

J’ai dit plus haut que j’avais eu beaucoup à me plaindre de madame Duplay […]. On ne se faire une idée de la manière disgracieuse, je pourrais employer une autre terme, dont elle me recevait.

Charlotte Robespierre, Mémoires sur mes deux fréres.

 

Floréal III/Maggio 1795

Louise stava ancora dormendo profondamente, così Charlotte decise di non svegliarla: in fondo era decadì per tutti. Si sciacquò il viso, prese il lavoro all’uncinetto e si diresse a piedi nudi in cucina. Stava confezionando una nuova cuffia per l’estate da donare alla ragazza: era tempo che si cominciasse a vestire con graziosa decenza, come si addice alle ragazze quasi in età da marito.

Spostò delicatamente una delle seggiole di paglia accanto alla finestra, per avere più luce e si mise a sedere. Infilava ogni anello con metodica precisione, misurando che fossero tutti piccoli e regolari. Povera Louise, chissà cosa ne sarebbe stato del suo destino, se non fosse arrivata lei a prendersene cura! Louise aveva bisogno di un riferimento, di una guida femminile che fosse allo stesso tempo tenera e autoritaria. Lo sapeva bene lei quanto si soffrisse a diventare donne senza una madre premurosa! Pensò alle zie, rimaste ad Arras: avrebbe dovuto scrivere loro una lettera.

Bonjour, Charlotte.” La donna si girò al tono profondo e familiare di Mathieu, lasciando che il lavoro le cadesse in grembo. Lui le sfiorò con gentilezza una spalla. “Ti ho spaventata?” le chiese.

“Niente affatto, mon cher.” Si alzò con compostezza, lasciando uncino e filo sulla sedia e portandosi una mano al petto, come a nascondere il seno. ”Scusami, Louise sta ancora dormendo e non volevo disturbarla completando la mia toilette.” Si scusò, senza far mancare un tono di malizia, lasciando che lui le prendesse la mano affusolata nelle sue. Che mani strane erano quelle di Mathieu: mani quasi operaie, indurite dai calli, rovinate dall’uso. Le ricordavano un po’ quelle di nonno Carrault. In realtà Mathieu non era propriamente un operaio, ma un negoziante, proprietario del suo piccolo laboratorio artigianale. La sua bottega confezionava, vendeva e riparava tutto ciò che fosse fatto in cuoio e del cuoio l’uomo aveva sempre l’odore. Lavoravano per lui quattro operai e varie donne alle quali consegnava i pezzi da cucire o da riparare a casa. Era un buon commercio il suo. D’altronde Charlotte non si sarebbe mai abbassata a vivere con qualcuno non adatto al proprio status.

“Mi piacciono i tuoi silenzi, Charlotte.” L’uomo le passò una mano sul collo, tra i capelli sciolti e spettinati e la donna sentì un brivido.

“Se la piccola dovesse svegliarsi…”Sussurrò, mentre lui già le puntava il seno.

“Andiamo in camera mia, é qualche tempo che non mi visiti più, Charlotte.” Gli sussurrò lui. La donna sospirò e lo seguì combattuta. Sì, era profondamente ingiusto quello che stava facendo. No, ingiusto non era la parola adatta, era immorale.

Mathieu aveva chiesto la sua mano mesi fa, proprio perché la conosceva, perché conosceva il senso del pudore e del dovere della donna. Lei aveva rifiutato. La sua decisione non era stata raggiunta senza molto pensare, perché in fondo l’idea di sposarsi e sposarsi con una persona che le era cara, le piaceva, ma aveva detto di no. Prima di tutto perché era ormai vecchia, più che trentenne!, e a quell’età non ci si dovrebbe sposare più, non é decente. Mathieu avrebbe potuto scegliersi senza troppa fatica una compagna più giovane, in grado di soddisfare maggiormente le sue voglie e magari di dargli un figlio maschio.

C’erano anche altre ragioni, ovviamente. La prima era che ormai si era abituata alla propria vita, in un certo senso alla propria solitudine, alle sue abitudini: quando si é stati soli per tanti anni, é difficile aggiustarsi a vivere con qualcun altro e sotto il controllo di qualcun altro.

E poi c’era Louise. La ragazzina l’amava e le voleva bene, ma non era sicura che vederle prendere il posto di sua madre non avrebbe cambiato i loro rapporti.

Ed infine, Charlotte aveva troppo rispetto per la prima moglie di Mathieu, che era stata sua amica. Non poteva usurparle il posto.

Chissà cosa avrebbero pensato i suoi fratelli di lei. Augustine le avrebbe probabilmente mostrato un sorriso accondiscendente, lui che non si era mai sposato, ma non per questo non aveva conosciuto il fascino e il piacere delle donne. Anzi, lo aveva conosciuto senza moderazione alcuna, cosa che le aveva più volte causato dei grandi dispiaceri.

Ma Maxime, che cosa avrebbe detto di lei? Probabilmente non avrebbe approvato il suo comportamento. No, probabilmente non lo avrebbe capito, lui era sempre stato distante da tutte le tentazioni della carne sotto ogni forma. I suoi nemici gli avevano attribuito più di un’amante, ma Charlotte era sicura, come solo una sorella devota può esserlo, che non avesse mai sfiorato nessuna.

La donna fu distratta dall’abbraccio impetuoso dell’amico che la condusse sul letto e la fece distendere. Le baciò i lunghi capelli.

“Dovresti tenerli così, sciolti e lisci. Sono davvero molto belli.” Non ci poteva fare niente, quelle attenzioni, quelle carezze ardite le piacevano. La facevano sentire viva, come mai si era sentita prima di allora. Era come se in quei momenti capisse cosa fosse tutto quel cianciare d’amore che si fa nei salotti da bene. Eppure, fuori dal letto, quando ogni dimostrazione di affetto non era più lecita, Charlotte tornava a pensare che quelle fossero solo distrazioni di un momento, non destinate a durare. Forse é per questo che le giovani dabbene devono esserne tenute lontane, per questo che é considerato tanto indecente.

Il movimento delle mani di Mathieu ad aprirle la veste da notte fermò tutte le sue elucubrazioni.
***
I giorni erano trascorsi velocemente in attesa di quello che Louise aveva segnato sul suo diario come uno di quei giorni speciali nei quali c’era qualcosa di particolare da fare, come il giorno nel quale commemorare sua madre o come le feste civiche.

Quella mattina lei e Charlotte uscirono di buon’ora, dirette verso il mercato dei fiori di les Halles. L’amica le aveva rivelato di voler visitare uno stallo in particolare, dove sapeva che avrebbe trovato sicuramente i fiori per i quali aveva risparmiato da almeno sei mesi.

Percorsero il tragitto in silenzio, Louise si divertiva a contare le increspature sulla superficie della Senna. La ragazzina si sentiva avvolta dalla tristezza di Charlotte come da una coperta di lana pesante. Ogni tanto si voltava verso di lei, sperando che le dicesse qualche cosa, che le raccontasse qualche dettaglio, eppure non aveva l’ardire di porle una domanda diretta.

Quando furono a metà di rue du Pont Neuf, ormai in vista dei mercati, finalmente Charlotte le rivolse la parola:

“Dobbiamo trovare assolutamente delle rose. Bianche.” Louise si sentì investita dall’ansia della donna. “Erano le sue preferite, Maximilien adorava le rose bianche.” Louise annuì, aspetto qualche altro particolare. Adorava ascoltare i racconti della donna, le sembravano quasi favole, quasi come le storie di Roma che le piaceva tanto leggere. Alla fine poco le importava che le persone delle quali lei le parlava fossero morte da meno di un anno, lei non le aveva mai conosciute se non attraverso quelle leggende.

“Perché proprio bianche?” la incalzò, prendendole la mano, pregandola di continuare con la sua innocente espressione di attesa.

“Erano le preferite della nostra buona mamma. I nonni ne avevano una pianta in giardino, di quelle semi-selvatiche, che fanno i fiori piccolini. La mamma teneva molto a quella pianta, quando morì, Maximilien se ne prendeva cura. Ripeteva sempre che le rose bianche avevano l’odore della mamma. Quando tornava a casa da Paris, noi due sorelle e le zie gli facevamo sempre trovare tre rose bianche sul tavolo della sua camera. E ho continuato a portargliene, anche quando fu eletto deputato.” Louise sorrise, le sembrava di assistere anche lei alla scena di quel ragazzino che torna a casa, chissà dopo quanti giorni di viaggio -Charlotte le aveva detto che Arras si trovava nel profondo nord, lei se la immaginava in qualche landa sperduta e perennemente innevata- e trovava ad accoglierlo i familiari ansiosi di riabbracciarlo e quel piccolo dono di rose.

Louise si sentì trascinare dall’amica fin dentro alla folla di gente che già si accalcava tra i banchi. Donne dalla voce rauca per il troppo strillare esaltavano la qualità ed il prezzo della loro merce, la proprietaria di un banco di frutta smerciava le sue mele striminzite come i pomi dell’Eden. Il mercante di stoffe incantava le signore, mostrando gli ultimi tessuti alla moda, mentre una donna mostrava alle passanti nastri cremisi da accompagnare alle loro nuove pettinature corte. Louise avrebbe tanto voluto scorrere libera tra i banchi, curiosare tra quella folla di persone sconosciute. Sua madre non l’aveva mai portata a quel grande mercato, nei suoi dodici anni aveva sempre visto il solito piccolo mercato del suo quartiere. Sapeva bene che non avrebbe avuto il coraggio di fare un giro da sola ed era sicura che Charlotte non sarebbe stata contenta di accompagnarla. Si limitò a guardare ogni cosa con occhi curiosi e memorizzare quanti più dettagli poteva, per poi scriverli al loro ritorno nel suo diario.

Si fermarono davanti ad un banco più grande degli altri, coperto di una varietà di fiori e piante. Louise si lasciò inebriare da quella mescolanza di profumi e colori che le dava quasi alla testa.

Sentì Charlotte chiedere sei rose, la vide cambiare espressione, forse addirittura mostrar stupore quando la venditrice, con aria affabile, le rispose:

“Venite a scegliere le vostre rose, Madame.” Louise si sentì dimenticata mentre l’amica sceglieva con cura i fiori, senza curarsi più di lei.

“Ma che graziosa ragazza che é vostra figlia.” La venditrice sorrise a Louise, mentre Charlotte le passava le sue scelte. Quando la donna ebbe saldato il conto, la fioraia incartò con cura i fiori nella carta di giornale e mentre Charlotte li prendeva tra le sue braccia, scelse due grandi gerbere arancioni e le porse a Louise.

“Queste staranno bene sulla vostra cuffia, mademoiselle.” Che colori brillanti avevano quei fiori! Sembravano due piccoli soli! E che profumo che avevano. Louise regalò un largo sorriso alla commerciante e la ringraziò, piegando la testa.

“Andiamo.” La rimproverò brusca Charlotte.

La ragazzina fu nuovamente trascinata lungo i banchi, ma era troppo felice di quel regalo per prestare attenzione al chiassoso ambiente circostante.Mademoiselle! Nessuno l’aveva mai chiamata così, nessuno l’aveva mai chiamata neppure cittadina!

Charlotte si arrestò appena uscirono fuori dalle strutture del mercato, lasciandole la mano e riprendendo fiato. Adesso, notò Louise, stringeva con entrambe le mani il mazzo, incurante delle spine che avevano lacerato la carta e sicuramente le pungevano le dita.

“Adesso dove andiamo a portare i fiori?” Louise era eccitata, in quel momento avrebbe volentieri percorso tutta la città per mostrare i suoi fiori.”Non siamo mai andate a trovare la tomba dei tuoi fratelli? Non mi hai detto dov’è.” La incalzò con un sorriso. Perché fermarsi proprio adesso? Il cielo aveva anche regalato una bella giornata di sole!

Charlotte si morse le labbra, sospirando, poi deglutì forte.

“Non esiste nessuna tomba.” Rispose secca la donna, con un tono perentorio che non ammetteva commenti o domande. “C’é un solo posto dove poter andare.” Sospirò, andando avanti.

“Stiamo tornando verso casa?” chiese Louise, delusa, constatando che stavano nuovamente camminando in direzione del fiume; fu sollevata quando Charlotte piegò verso destra in rue Honoré.

“Quelle gerbere ti stanno molto bene.” Le sorrise la donna, sistemandole la cuffietta. Louise capì che non era il caso di chiederle dove stavano andando, tanto lo avrebbe scoperto quando sarebbero arrivate. Ringraziò Charlotte del complimento, poi rispettò il ritrovato silenzio, saziandosi dei particolari di quella parte della città che aveva visto poche volte. Charlotte la strinse più forte vicino a sé quando passarono davanti al Palais Égalité.

“Questo non é posto per donne dabbene.” Commentò la donna a labbra strette, anche se, in quell’ora del giorno quel che si vedeva era soltanto un viavai di operai, un paio di venditori di giornali e qualche coppia elegante a passeggio. Si mossero svelte, andando sempre dritte. Louise si fermò ad ammirare la facciata di una chiesa, le cui colonne erano sbreccate da colpi di artiglieria.

“Charlotte!” Louise sentì chiamare la donna per due volte, prima che quella si fermasse. Charlotte impallidì e cominciò a tremare quando vide un gruppetto di donne avvicinarsi a lei. Louise dovette aiutarla affinché le rose non si spargessero in terra. Una giovane donna si avvicinò a loro correndo. Vestiva un abito rosso un po’ consumato, ma decente, che le andava decisamente largo e da sotto la cuffia spuntavano riccioli bruni. Louise ne scrutò l’espressione che non sembrava affatto minacciosa, ma così solare e felice.

“Charlotte!” ripetè ancora con voce squillante, prendendo la mano della donna. “Sono così felice di rivederti.” Charlotte si sforzò di sorridere, ma la ragazzina percepì che c’era qualcosa di strano nella sua espressione.

“Babet.” Charlotte liberò la mano dalla presa dell’amica e le toccò le guance. Si guardarono negli occhi, prima che la sconosciuta lasciasse le lacrime sgorgare.

“Questa é Louise-Victoire Mathon.” Charlotte spinse Louise per la schiena e la mostrò alla giovane. “Louise, questa é Élisabeth Le Bas.” Louise la osservò con curiosità e rise. Dunque era quella la ragazza della quale Charlotte ogni tanto le aveva parlato, l’unica figlia gentile di quella donna terribile che aveva rapito il fratello di Charlotte. Eppure non le sembrava affatto una bambina e neppure una ragazza, ma una donna.

“Non sapevo cosa ti fosse successo, Charlotte! Ero così preoccupata.” Le disse ancora Élisabeth, quasi non riuscisse a credere ai suoi occhi.

“Stavamo giusto venendo a casa tua, é una fortuna averti incontrato.”

“Tutto bene, Babet?” una donna corpulenta, questa sì, minacciosa, si avvicinò mettendo una mano sulla spalla della giovane.

“Sì, Manon.” Rispose Élisabeth con voce gradevole. “Posso presentarti una mia cara amica?” Senza aspettare risposta, proseguì nelle presentazioni con grazia. Quale contrasto con le maniere rudi della donna che le fu presentata come Manon, capo-lavandaia. Per fortuna la nerboruta figura le lasciò presto sole, libere di proseguire il cammino verso, come aveva scoperto poco prima, casa di Babet.

“Come sta tuo figlio?” chiese Charlotte alla giovane, tentando di intavolare una conversazione.

“Sta bene, grazie.” Rispose l’altra. “Lo vedrai a casa.”

“Louise, devi sapere che Babet ha un figlio ancora piccolo.” La informò Charlotte. Louise era stupita. Quindi non solo quella che Charlotte chiamava bambina non lo sembrava affatto, ma aveva anche un figlio!

“Non staremo molto, immagino sarai indaffarata. Non mi piace capitare a casa delle persone senza un rispettoso preavviso.” Annunciò Charlotte, seguendo Élisabeth attraverso una porta carraia. Louise notò che della porta rimaneva soltanto la cornice, ma non c’era alcun cancello. E che gli stipiti murati, così come il muro attorno, erano stati ritinti maldestramente di un bianco sporco, dal quale riaffioravano macchie della vecchia tintura. “Rossa” notò con disgusto Louise. Un colore così appariscente.

“Mi fa piacere che siate venute.” Un cane magrissimo venne incontro alla ragazza, dietro a lui correva un bambino di quattro o cinque anni che salutò la giovane, ma non la chiamò `mamma’, come Louise si sarebbe aspettata. La corte interna era silenziosa, alcuni strumenti per lavorare il legno riposavano accanto a delle assi.

“Volevo portare queste a mio fratello.” Disse all’improvviso Charlotte, la voce che le tremava.

“La sua stanza non é ancora accessibile, mi dispiace tanto. Non abbiamo avuto ancora il coraggio di riaprirla.”

“Cosa ci vorrà mai a riaprire una stanza!” il tono della voce dell’amica si era innaturalmente alzato, Louise riconobbe i segni premonitori di una delle sue tremende collere.

“Hanno messo i sigilli alla nostra casa, devastato ogni cosa. Stiamo cercando di rimettere le cose in ordine, ma é un disastro.” Louise si accorse che la giovane era di nuovo sull’orlo del pianto, ma stavolta la sua voce era rotta dal dolore. “Pensi che ti voglia tener lontana?” chiese, nascondendosi il volto tra le mani.

Note:
Come sempre, grazie mille a chi ha avuto la pazienza di leggere e soprattutto di commentare, mi fa sempre un grandissimo piacere.
Passiamo alle note storiche.
Anche se la legge per la quale i cittadini del tu non era stata formalmente abolita, durante il Direttorio l’uso del vous e degli appellative messieur, madame e mademoiselle tornò lentamente in auge (o per meglio dire il loro uso non era più motivo di scandalo).
L’astio tra Charlotte e le donne della famiglia Duplay é questione risaputa (ed occupa alcune tra le pagine più vive delle memorie di Charlotte), tuttavia sembra che Charlotte fosse in buoni rapporti con Élisabeth Duplay (varie memorie a riguardo testimoniano che le due si frequentassero ancora negli ultimi anni di vita di Charlotte).

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s